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Protezione contro le scariche atmosferiche agli impianti di distribuzi...

Protezione contro le scariche atmosferiche agli impianti di distribuzione carburanti
Circolare Ministeriale

E’ stato segnalato da più parti che in occasione
delle verifiche periodiche effettuate ai dispositivi di messa a terra
per la protezione dei vari elementi degli impianti di distribuzione
carburanti contro le scariche atmosferiche sono insorte notevoli
difficoltà interpretative e soprattutto applicative delle norme e
disposizioni specifiche vigenti per detti impianti (D.M. 31 luglio
1934 – R.D. 365 del 6 maggio 1940 – D.P.R. 547 del 27 aprile
1955 – D.P.R. 689 del 26 maggio 1959).
In particolare, difformità applicative si sono verificate in relazione
alle disposizioni di cui agli artt. 38 e 39 del D.P.R. 27 aprile 1955,
n. 547, con le quali il legislatore ha inteso prevenire tutti i
possibili rischi di incendi e di folgorazione per gli edifici e gli
impianti in cui si svolgono particolari attività e lavorazioni
indicate dalla stessa legge.
E’ apparso, quindi necessario, disciplinare con più specifiche
disposizioni tecniche la protezione degli impianti di distribuzione
dei carburanti previa intesa con il Ministero dell’Interno – Vigili
del fuoco, con l’ENPI, con il CNR e con le associazioni di categoria.
Al riguardo, premesso che le predette disposizioni sono applicabili
agli impianti in parola e alla luce degli approfondimenti tecnici
effettuati, è stato possibile individuare i criteri ai quali attenersi
nel corso delle verifiche e dei controlli da parte degli organi
tecnici incaricati a tali incombenze, partendo dalla considerazione
che le conseguenze derivanti dalle scariche atmosferiche possono
essere essenzialmente classificabili nei seguenti tipi:
A) rischi di incendio;
B) rischi di folgorazione
Si può affermare, in via preliminare, che, per quanto concerne il
rischio di incendio, le norme vigenti fatte applicare dai VV.F.F.,
sono sufficientemente affidabili ed esaurienti, come peraltro
confermato dalla Commissione consultiva per le sostanze esplosive ed
infiammabili del Ministero dell’Interno e quindi non si è ritenuto di
apportare alcuna innovazione al riguardo.
Relativamente al rischio di folgorazione, avuti presenti i criteri
generali elaborati in sede tecnica per valutare la probabilità di
fulminazione, è apparso opportuno trarre le conclusioni che di seguito
si riportano e che risultano in armonia a quanto già indicato da
questa Amministrazione con la circolare n. 551 del 5 luglio 1960
per i camini industriali.
Analizzando, intanto, in dettaglio le strutture-tipo generalmente
presenti presso gli impianti di distribuzione carburanti, al fine di
rendere di pratica ed immediata applicabilità la valutazione generale
acquisita sul piano degli studi, è stata predisposta l’unita tabella
(all. n. I) nella quale viene presa in considerazione come elemento
indicizzante l’altezza h (direttamente in ml) di quelle strutture,
oltre la quale, in funzione della superficie, della zona ceraunica e
della ubicazione, occorre la protezione dalle scariche atmosferiche
delle strutture stesse.
Per determinare, poi, la necessità della protezione di strutture
aventi dimensioni superiori a quelle previste in tabella, dovrà di
volta in volta essere applicato il criterio generale studiato e
verificato in sede tecnica come rispondente ad esigenze di sicurezza,
e che a tale scopo si unisce (all. n. 2).
Ai fini però di una corretta interpretazione della tabella allegata,
si ritengono, in conseguenza, necessarie le seguenti definizioni e
precisazioni:
1) per struttura ubicata in cresta montagna deve intendersi la
struttura posizionata nella cima, nella vetta o sul crinale di un
rilievo a fianchi scoscesi;
2) per struttura ubicata in cresta collina deve intendersi la
struttura posizionata nella cima, vetta o crinale di un rilievo a
fianchi non scoscesi;
3) per struttura ubicata in mezza costa deve intendersi la struttura
posizionata nel fianco di un rilievo;
4) per struttura ubicata in pianura deve intendersi la struttura
posizionata in ogni luogo che entro un raggio di 1 km assuma carattere
pianeggiante, a qualunque quota sul mare;
5) per altezza h di una struttura si deve intendere la differenza tra
l’altezza propria della struttura considerata (hs) e l’altezza media
(hm) del suolo e dei più alti edifici o strutture esistenti nel raggio
di 50 ml., come ad esempio riportato nell’indicato criterio generale
(fig. 3 dell’All. 2);
6) nel caso di più strutture omogenee come utilizzo, ma con
caratteristiche diverse (esempio: più pensiline nello stesso impianto
ma con altezze diverse), ogni struttura va considerata a sè.
Non vanno protette, pertanto, quelle strutture o edifici per i quali è
soddisfatta una delle seguenti condizioni:
a) aventi altezze (h) uguali o inferiori rispetto a quelle indicate in
tabella;
b) interrate o al livello del suolo (serbatoi carburante, chiusini,
ecc.);
c) situate all’interno della zona di protezione di altre strutture o
di edifici protetti come da norme CEI 138-1;
d) il risultato che scaturisce dall’applicazione della formula CEI sia
inferiore od uguale a 0,04.
Il Commissario liquidatore dell’Ente nazionale per la prevenzione
degli infortuni dovrà procedere a disciplinare con istruzioni interne
ai propri uffici le modalità di adempimento delle verifiche e dei
controlli dei dispositivi per la messa a terra, in osservanza delle
disposizioni tecniche di cui al documento allegato, assicurando in
particolare che i provvedimenti di competenza siano adottati con
sollecitudine e compatibilmente con le esigenze tecniche, per le quali
va tenuto conto del tempo massimo di adeguamento lasciato agli aventi
causa.
Al fine di assicurare ottimali condizioni di sicurezza del posto di
lavoro con il corretto impiego di impianti sicuri, le organizzazioni
sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro sono pregati, di dare
la loro collaborazione per la diramazione delle presenti disposizioni
agli operatori interessati, anche ai fini dell’esercizio del diritto
di cui all’art. 9 della legge 300/1970. Allegato I
Ubicazione 
C Pianura  Mezza costa 
Cresta collina
Cresta montagna  0 
0,1    0,2  0,3
Zona ceraunica 1,5  2,5 4
1,5  2,5 4 1,5 2,5 4
1,5  2,5 4 Struttura (fulmini anno km²)
 
           Pali-antenne
fanali-chioschi pensiline-stazioni
ecc.
           S²100
mq16 12 1014 10 86 2,5 —-10015118,51396,55—–4001410812864—– 
Allegato II Criterio per
determinare l’opportunità della protezione contro le scariche
atmosferiche di strutture o edifici facenti parte di impianti di
stribuzione carburantiE’ opportuno proteggere le
strutture o edifici per cui risulti:
0,4< Nt x Aeqdove: 0,04 è il coefficiente pari al rischio
accettato di evento di fulminazione, ogni 25 anni, della struttura
considerata
Nt è il numero di fulmini a terra per chilometro quadrato di
superficie e per anno (i valori medi Nt relativi all’intero territorio
nazionale sono riportati in Fig. 1);
Aeq è l’area equivalente dell’edificio o struttura, in chilometri
quadrati, data da:Aeq = ab + 10 (a+b)(CH+h) + 100 (CH+h)2dove:
a,b sono le dimensioni trasversali, equivalenti, dell’edificio o
struttura, in chilometri;
h è la differenza, in chilometri, tra l’altezza propria (hs) della
struttura o edificio considerato e l’altezza media (hm) del suolo e
dei più alti fra gli edifici o strutture esistenti entro un raggio di
50 ml (Fig. 3);
c coefficiente che tiene conto delle caratteristiche orografiche della
zona circostante l’edificio o struttura (tab. 1);
H differenza, in chilometri, tra il livello del punto o zona in cui è
ubicato l’edificio o struttura ed il livello medio del terreno
circostante (Fig. 2). Fig 1 – Numero di fulminazioni a terra per
anno e per km2 Tab 1 – Determinazione del coefficiente C sulla
base delle caratteristiche orografiche del punto di ubicazione
dell’edificio o strutturaPOSIZIONECONFIGURAZIONE
GEOGRAFICACNONOpianura0SImezza
costa0,1SINOcollina0,2SImontagna0,3
Fig 2 – Determinazione di H   h = hs-hm ove hs è l’altezza
propria della struttura in
esame e hm è l’altezza media del terreno delle strutture o edifici
circostanti considerati nel raggio di 50 mq dal centro della struttura
in esame h1, h2,
hn, sono le altezze max proprie degli edifici o costruzioni compresi
nei raggi di 50 mq, sono i rispettivi angoli di contenimento in gradi,
delle singole strutture o edifici). Fig 3 – Esempio di calcolo
di H

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