Chimici.info - Chimici.info | Chimici.info

Prevenzione infortuni ed igiene del lavoro. Poteri di diffida e dispos...

Prevenzione infortuni ed igiene del lavoro. Poteri di diffida e disposizioni degli Ispettorati del lavoro
Circolare Ministeriale

Dall’esame di molteplici ricorsi, è stato rilevato che
sovente i provvedimenti adottati dagli organi di vigilanza sono
carenti della indicazione dei riferimenti normativi sul quale essi si
basano.Tale circostanza può determinare, oltre che
difficoltà intepretative per i destinatari dei provvedimenti –
i quali devono indubbiamente conoscere le disposizioni di legge che si
assumono violate – motivo di illegittimità dei provvedimenti
stessi.In relazione a quanto sopra, si riporta uno stralcio del parere
espresso dal Consiglio di Stato nella adunanza della Sezione II del 10
maggio 1978, il quale riafferma alcuni criteri interpretativi, che
codesti Ispettorati sono invitati a tener presenti nell’adozione dei
provvedimenti in sede ispettiva:L’art. 402 del D.P.R. n. 547 del 1955
e l’art. 66 del D.P.R. n. 303 del 1956 prevedono, in via generale, che
possa proporsi ricorso gerarchico avverso le disposizioni impartite
dagli ispettori del lavoro in materia di prevenzione infortuni e di
igiene del lavoro, senza distinguere secondo che sia attribuito dalle
leggi all’ispettorato un apprezzamento discrezionale. L’art. 10 del
D.P.R. 19 marzo 1955, n. 520, qualifica anzi espressamente come
"disposizioni", soggette a ricorso gerarchico, anche i
provvedimenti non discrezionali con i quali gli Ispettori del lavoro
ordinano particolari misure prescritte da norme in materia di
prevenzione infortuni.L’art. 9 del D.P.R. n. 520 del 1955 attribuisce,
poi agli ispettori del lavoro "la facoltà di diffidare con
apposita prescrizione" il datore di lavoro fissando un termine
per la regolarizzazione.E’ certo che avverso le diffide non è
ammesso ricorso, sia perché tale rimedio non è previsto
dalla legge, sia perché si tratta di provvedimenti non
immediatamente lesivi, con cui l’Amministrazione si limita ad
avvertire il supposto contravventore che, perdurando la inosservanza,
saranno applicate le corrispondenti sanzioni.Avverso "le
disposizioni", anche se non discrezionali, è, invece,
ammessa sempre ricorso, giacché si tratta di provvedimenti
idonei a ledere la sfera giuridica dell’imprenditore, sia quando la
legge attribuisca un potere discrezionale all’Ispettorato
(giacché con la disposizione viene imposto un nuovo obbligo al
datore di lavoro) sia quando venga fatta applicazione di norme
immediatamente vincolanti, giacché le disposizioni sono
esecutive; esse sottopongono, quindi, l’imprenditore a un vincolo
più stringente di quella nascente dalla norma e lo espongono a
speciali sanzioni (art. 11 D.P.R. n. 520 del 1955).Il criterio di
distinzione fra diffide (non soggette a ricorso gerarchico) e
disposizioni (sempre soggette a ricorso) va rinvenuto, dunque, non
nella natura della norma applicata (secondo che essa attribuisca a
meno all’Ispettorato del Lavoro un apprezzamento discrezionale), ma
nella natura del potere esercitato.Il provvedimento va qualificato
come "disposizione" allorché l’Amministrazione
ordini all’imprenditore di adottare certe cautele, irrilevante essendo
a tali fini il fatto che la norma attribuisce o meno all’Ispettorato
un apprezzamento tecnico discrezionale.L’atto, deve, invece,
qualificarsi come mera diffida allorché l’Amministrazione non
ordini comportamenti, ma si limiti a richiamare all’osservanza di una
norma, fissando un termine per la regolarizzazione e prospettando
all’obbligato le sanzioni a cui si espone….".

Chimici.info