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Regolamento di attuazione della legge 5 marzo 1990, n. 46, in materia ...

Regolamento di attuazione della legge 5 marzo 1990, n. 46, in materia di sicurezza degli impianti
Decreto del Presidente della Repubblica

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto l’art. 87, quinto comma, della Costituzione;
Visto l’art. 15 della legge 5 marzo 1990, n. 46, recante norme per
la sicurezza degli impianti;
Visto l’art. 17, comma 1, lettera b), della legge 23 agosto 1988, n.
400;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso nell’adunanza
generale del 27 giugno 1991;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 6 novembre 1991;
Sulla proposta del Ministro dell’industria, del commercio e
dell’artigianato;
E M A N A
il seguente regolamento:
———— (*) L’art. 87, comma quinto, della Costituzione,
conferisce al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge ed i regolamenti.
– Per il testo dell’art. 15 della legge n. 46/1990 si veda in nota
all’art. 6.
– Il comma 1, lettera b), dell’art. 17 della legge n. 400/1988
(Disciplina dell’attività di Governo e ordinamento della Presidenza
del Consiglio dei Ministri) prevede che con decreto del Presidente
della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri,
sentito il parere del Consiglio di Stato che deve pronunziarsi entro
novanta giorni dalla richiesta, possano essere emanati regolamenti per
l’attuazione e l’integrazione delle leggi e dei decreti legislativi
recanti norme di principio, esclusi quelli relativi a materie
riservate alla competenza regionale. Il comma 4 dello stesso articolo
stabilisce che gli anzidetti regolamenti debbano recare la
denominazione di “regolamento”, siano adottati previo parere del
Consiglio di Stato, sottoposti al visto ed alla registrazione della
Corte dei conti e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.
Art. 1
Ambito di applicazione
1. Per edifici adibiti ad uso civile, ai fini del comma 1 dell’art. 1
della legge 5 marzo 1990, n. 46, di seguito denominata “legge”, si
intendono le unità immobiliari o la parte di esse destinate ad uso
abitativo, a studio professionale o a sede di persone giuridiche
private, associazioni, circoli o conventi e simili.
2. Sono soggetti all’applicazione della legge, per quanto concerne i
soli impianti elettrici di cui all’art. 1, comma 1, lettera a), della
legge, anche gli edifici adibiti a sede di società, ad attività
industriale, commerciale o agricola o comunque di produzione o di
intermediazione di beni o servizi, gli edifici di culto, nonchè gli
immobili destinati ad uffici, scuole, luoghi di cura, magazzini o
depositi o in genere a pubbliche finalità, dello Stato o di enti
pubblici territoriali, istituzionali o economici.
3. Per impianti di utilizzazione dell’energia elettrica si intendono i
circuiti di alimentazione degli apparecchi utilizzatori e delle prese
a spina con esclusione degli equipaggiamenti elettrici delle macchine,
degli utensili, degli apparecchi elettrici in genere. Nell’ambito
degli impianti elettrici rientrano anche quelli posti all’esterno di
edifici se gli stessi sono collegati ad impianti elettrici posti
all’interno. Gli impianti luminosi pubblicitari rientrano altres nello
stesso ambito qualora siano collegati ad impianti elettrici posti
all’interno.
4. Per impianto radiotelevisivo ed elettronico si intende la parte
comprendente tutte le componenti necessarie alla trasmissione ed alla
ricezione dei segnali e dei dati ad installazione fissa funzionanti in
bassissima tensione, mentre tutte le componenti funzionanti a tensione
di rete nonchè i sistemi di protezione contro le sovratensioni sono da
ritenersi appartenenti all’impianto elettrico. Per gli impianti
telefonici interni collegati alla rete pubblica, continua ad
applicarsi il decreto 4 ottobre 1982 del Ministro delle poste e delle
telecomunicazioni, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 8 del 10
gennaio 1983, con riferimento all’autorizzazione, all’installazione e
agli ampliamenti degli impianti stessi.
5. Per impianto del gas a valle del punto di consegna si intende
l’insieme delle tubazioni e dei loro accessori dal medesimo punto di
consegna all’apparecchio utilizzatore, l’installazione ed i
collegamenti del medesimo, le predisposizioni edili e/o meccaniche per
la ventilazione del locale dove deve essere installato l’apparecchio,
le predisposizioni edili e/o meccaniche per lo scarico all’esterno dei
prodotti della combustione.
6. Per impianti di protezione antincendio si intendono gli idranti,
gli impianti di spegnimento di tipo automatico e manuale nonchè gli
impianti di rilevamento di gas, fumo e incendio.
———— (*) Si trascrive il testo dell’art. 1 della legge n.
46/1990:
“Art. 1 (Ambito di applicazione). – 1. Sono soggetti all’applicazione
della presente legge i seguenti impianti relativi agli edifici adibiti
ad uso civile:
a) gli impianti di produzione, di trasporto, di distribuzione e di
utilizzazione dell’energia elettrica all’interno degli edifici a
partire dal punto di consegna dell’energia fornita dall’ente
distributore;
b) gli impianti radiotelevisivi ed elettronici in genere, le antenne e
gli impianti di protezione da scariche atmosferiche;
c) gli impianti di riscaldamento e di climatizzazione azionati da
fluido liquido, aeriforme, gassoso e di qualsiasi natura o specie;
d) gli impianti idrosanitari nonchè quelli di trasporto, di
trattamento, di uso, di accumulo e di consumo di acqua all’interno
degli edifici a partire dal punto di consegna dell’acqua fornita
dall’ente distributore;
e) gli impianti per il trasporto e l’utilizzazione di gas allo stato
liquido o aeriforme all’interno degli edifici a partire dal punto di
consegna del combustibile gassoso fornito dall’ente distributore;
f) gli impianti di sollevamento di persone o di cose per mezzo di
ascensori, di montacarichi, di scale mobili e simili;
g) gli impianti di protezione antincendio.
2. Sono altresì soggetti all’applicazione della presente legge gli
impianti di cui al comma 1, lettera a), relativi agli immobili adibiti
ad attività produttive, al commercio, al terziario e ad altri usi”.
– Il D.M. 4 ottobre 1982, reca: “Norme in materia di autorizzazione
per l’installazione di impianti telefonici interni”.Art.
2
Requisiti tecnico-professionali
1. Con la dizione “alle dirette dipendenze di un’impresa del settore”
di cui all’art. 3, comma 1, lettere b) e c), della legge deve
intendersi non solo il rapporto di lavoro subordinato ma altresì ogni
altra forma di collaborazione tecnica continuativa nell’ambito
dell’impresa artigiana da parte del titolare, dei soci o dei
familiari.
———— (*) Si trascrive il testo dell’art. 3, comma 1,
lettere b) e c), della legge n. 46/1990:
“1. I requisiti tecnico-professionali di cui all’art. 2, comma 2, sono
i seguenti:
a) (omissis);
b) oppure diploma di scuola secondaria superiore conseguito, con
specializzazione relativa al settore delle attività di cui all’art. 2,
comma 1, presso un istituto statale o legalmente riconosciuto, previo
un periodo di inserimento, di almeno un anno continuativo, alle
dirette dipendenze di una impresa del settore;
c) oppure titolo o attestato conseguito ai sensi della legislazione
vigente in materia in formazione professionale, previo un periodo di
inserimento, di almeno due anni consecutivi, alle dirette dipendenze
di una impresa del settore;”.Art. 3
Certificato di riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali
1. Il certificato di riconoscimento dei requisiti
tecnico-professionali è rilasciato alle imprese artigiane dalla
commissione provinciale per l’artigianato che ha provveduto
all’accertamento dei requisiti a norma dell’art. 4 della legge o
al riconoscimento degli stessi a norma dell’art. 5, comma 1.
2. Alle altre imprese singole o associate o al responsabile tecnico di
cui al comma 2 dell’art. 1 della legge, il certificato di
riconoscimento è rilasciato dalla camera di commercio competente
presso la quale è stata presentata la domanda di cui all’art. 5, comma
2, della legge o presso la quale si è concluso positivamente
l’accertamento di cui all’art. 4 della legge ad opera della
commissione nominata dalla giunta della medesima camera di commercio.
3. Il certificato è rilasciato sulla base di modelli approvati con
decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato,
che fisserà altresì le modalità per l’effettuazione di periodiche
verifiche circa la permanenza in capo alle imprese dei requisiti
tecnico-professionali.
———— (*) Si trascrive il testo degli articoli 4 e 5, comma
1, della legge n. 46/1990 (per il testo dell’art. 1 si veda in
nota all’art. 1):
“Art. 4 (Accertamento dei requisiti tecnico-professionali). 1.
L’accertamento dei requisiti tecnico-professionali è espletato per le
imprese artigiane dalle commissioni provinciali per l’artigianato. Per
tutte le altre imprese è espletato da una commissione nominata dalla
giunta della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura
e composta da un minimo di cinque ad un massimo di nove membri dei
quali un membro in rappresentanza degli ordini professionali, un
membro in rappresentanza dei collegi professionali, un membro in
rappresentanza degli enti erogatori di energia elettrica e di gas ed i
restanti membri designati dalle organizzazioni delle categorie più
rappresentative a livello nazionale degli esercenti le attività
disciplinate dalla presente legge; la commissione è presieduta da un
docente universitario di ruolo di materia tecnica o da un docente di
istituto tecnico industriale di ruolo di materia tecnica.
2. Le imprese, alle quali siano stati riconosciuti i requisiti
tecnico-professionali, hanno diritto ad un certificato di
riconoscimento, secondo i criteri stabiliti dal regolamento di
attuazione di cui all’art. 15”.
“Art. 5 (Riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali), – Hanno
diritto ad ottenere il riconoscimento dei requisiti
tecnico-professionali, previa domanda da presentare entro un anno
dalla data di entra…

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