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MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI : CIRCOLARE 8 gennaio 2004, n.1 Disciplina delle collaborazioni coordinate e continuative nella modalita' c.d. a progetto. Decreto legislativo n. 276/2003. (GU n. 10 del 14-1-2004)

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

CIRCOLARE 8 gennaio 2004, n.1

Disciplina delle collaborazioni coordinate e continuative nella
modalita’ c.d. a progetto. Decreto legislativo n. 276/2003.

Alle direzioni regionali del lavoro
Alle direzioni provinciali del lavoro
Alla Regione siciliana – Assessorato
lavoro – Ufficio regionale del lavoro –
Ispettorato del lavoro
Alla provincia autonoma di Bolzano –
Assessorato lavoro
Alla provincia autonoma di Trento –
Assessorato lavoro
All’INPS – Direzione generale
All’INAIL – Direzione generale
Alla direzione generale AA.GG. R.U.
A.I. – Divisione VII
Al SECIN
I. Il contratto di collaborazione coordinata e continuativa nella
modalita’ c.d. a progetto: definizione e campo di applicazione.
La definizione di lavoro a progetto – e la relativa disciplina – e’
contenuta negli articoli da 61 a 69 del decreto legislativo
10 settembre 2003, n. 276.
Ai sensi dell’art. 61, comma 1, i rapporti di collaborazione
coordinata e continuativa di cui all’art. 409, n. 3, c.p.c. devono
essere «riconducibili a uno o piu’ progetti specifici o programmi di
lavoro o fasi di esso determinati dal committente e gestiti
autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato, nel
rispetto del coordinamento con la organizzazione del committente e
indipendentemente dal tempo impiegato per l’esecuzione della
attivita’ lavorativa».
L’art. 61 non sostituisce e/o modifica l’art. 409, n. 3, c.p.c.
bensi’ individua, per l’ambito di applicazione del decreto e, nello
specifico, della medesima disposizione, le modalita’ di svolgimento
della prestazione di lavoro del collaboratore, utili ai fini della
qualificazione della fattispecie nel senso della autonomia o della
subordinazione.
Sul piano generale, peraltro, il lavoro a progetto non tende, allo
stato, ad assorbire tutti i modelli contrattuali riconducibili in
senso lato all’area della c.d. parasubordinazione. L’art. 61, oltre a
definire positivamente le modalita’ di svolgimento delle
collaborazioni coordinate e continuative c.d. a progetto, esclude
infatti dalla riconducibilita’ a tale tipo contrattuale:
le prestazioni occasionali, intendendosi per tali i rapporti di
durata complessiva non superiore a trenta giorni nel corso dell’anno
solare con lo stesso committente, salvo che il compenso
complessivamente percepito nel medesimo anno solare, sempre con il
medesimo committente, sia superiore a 5 mila euro. Si tratta di
collaborazioni coordinate e continuative per le quali, data la loro
limitata «portata», si e’ ritenuto non fosse necessario il
riferimento al progetto e, dunque, di sottrarle dall’ambito di
applicazione della nuova disciplina; tali rapporti di collaborazione
coordinata e continuativa si distinguono sia dalle prestazioni
occasionali di tipo accessorio rese da particolari soggetti di cui
agli articoli 70 e seguenti del decreto legislativo, sia dalle
attivita’ di lavoro autonomo occasionale vero e proprio, ossia dove
non si riscontra un coordinamento ed una continuita’ nelle
prestazioni e che proprio per questa loro natura non sono soggette
agli obblighi contributivi previsti per le collaborazioni coordinate
e continuative bensi’ a quelli di cui all’art. 44, comma 2, del
decreto-legge n. 269 del 30 settembre 2003, convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326;
gli agenti ed i rappresentanti di commercio continuano ad essere
regolati dalle discipline speciali;
le professioni intellettuali, per i quali e’ necessaria
l’iscrizione in appositi albi professionali, esistenti alla data del
24 ottobre 2003;
le collaborazioni rese nei confronti delle associazioni e
societa’ sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni
sportive nazionali, alle discipline sportive associate ed agli Enti
di promozione sportiva riconosciuti dal CONI (art. 90, legge n.
289/2002);
componenti di organi di amministrazione e controllo di societa’;
partecipanti a collegi e commissioni;
collaboratori che percepiscano pensione di vecchiaia.
La disciplina che emerge dall’art. 61 e’, come detto, finalizzata a
impedire l’utilizzo improprio o fraudolento delle collaborazioni
coordinate e continuative. Al di fuori del campo di applicazione
dell’art. 61 si collocano, con tutta evidenza, fattispecie che non
presentano significativi rischi di elusione della normativa
inderogabile del diritto del lavoro.
Occorre, peraltro, ribadire che sia l’introduzione nel nostro
ordinamento della fattispecie dei rapporti di collaborazione
coordinata e continuativa nella modalita’ a progetto sia la
previsione di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa a
carattere occasionale ex art. 61, comma 2, del decreto legislativo n.
276/2003, non hanno certamente comportato l’abrogazione delle
disposizioni del contratto d’opera di cui all’art. 2222 e ss. del
codice civile. Ne consegue che, ad esempio, nel caso di un prestatore
d’opera che superi, nei rapporti con uno stesso committente, uno dei
due limiti previsti dall’art. 61, comma 2, del decreto legislativo n.
276/2003, non necessariamente dovra’ veder qualificato il proprio
rapporto come collaborazione a progetto o a programma, ben potendosi
verificare il caso che quel prestatore abbia reso una o piu’
prestazioni d’opera ai sensi dell’art. 2222 e seguenti del codice
civile.
L’art. 3 della legge n. 91 del 23 marzo 1981 ha previsto, al
secondo comma, talune ipotesi in cui la prestazione sportiva
dell’atleta e’ resa nella forma del contratto di lavoro autonomo;
lavoro autonomo che puo’ anche svolgersi, qualora ne ricorrano i
presupposti, in forma di collaborazione coordinata e continuativa.
Deve ritenersi che in quest’ultimo caso, trattandosi di attivita’
tipiche contemplate espressamente dal legislatore, non si applichi la
disposizione che prevede la necessita’ dell’indicazione di un
progetto.
Va precisato, altresi’, che nell’espressione «collegi e
commissioni» delle societa’, sopra richiamati, sono inclusi anche
quegli organismi aventi natura tecnica.
Nella esclusione dei percettori di pensione di anzianita’, e’
evidente che debbano essere compresi quei soggetti, titolari di
pensione di anzianita’ o di invalidita’ che, ai sensi della normativa
vigente, al raggiungimento del 65° anno di eta’, vedono
automaticamente trasformato il loro trattamento in pensione di
vecchiaia.
Va peraltro rilevato che, ai sensi dell’art. 1 del decreto
legislativo n. 276/2003, la pubblica amministrazione puo’ continuare
a stipulare contratti di collaborazione senza tener conto dei limiti
introdotti dalla novella mantenendo il riferimento all’art. 409, n. 3
c.p.c. la cui previsione, per i rapporti che vedano una parte
pubblica, non ha subito modificazioni in attesa delle eventuali
future determinazioni da adottarsi, ai sensi del comma 8 dell’art. 86
del decreto legislativo n. 276/2003, da parte del Ministro per la
funzione pubblica e delle organizzazioni sindacali, in sede di
armonizzazione dei profili conseguenti all’entrata in vigore del
decreto legislativo in argomento.
Si deve evidenziare, infine, che nell’ambito di applicazione della
disciplina in esame dal 24 ottobre 2003 non e’ piu’ possibile porre
in essere rapporti ascrivibili alla collaborazione coordinata e
continuativa che non siano riconducibili alla modalita’ del lavoro a
progetto, fatte salve le ipotesi di cui all’art. 61, sopra
richiamate, per le quali continua a trovare applicazione la
previgente disciplina.
II. I requisiti qualificanti della fattispecie.
Le collaborazioni coordinate e continuative secondo il modello
approntato dal legislatore, oltre al requisito del progetto,
programma di lavoro o fase di esso, che costituisce mera modalita’
organizzativa della prestazione lavorativa, restano caratterizzate
dall’elemento qualificatorio essenziale, rappresentato dall’autonomia
del collaboratore (nello svolgimento della attivita’ lavorativa
dedotta nel contratto e funzionalizzata alla realizzazione del
progetto, programma di lavoro o fase di esso), dalla necessaria
coordinazione con il committente, e dall’irrilevanza del tempo
impiegato per l’esecuzione della prestazione.
Quanto a quest’ultimo requisito, va comunque ricordato che l’art.
62, comma 1, lettera d), del decreto legislativo, prevede che tra le
forme di coordinamento dell’esecuzione della prestazione del
collaboratore a progetto all’organizzazione del committente sono
comprese anche forme di coordinamento temporale. Ond’e’ che
l’autonomia del collaboratore a progetto si esplichera’ pienamente,
quanto al tempo impiegato per l’esecuzione della prestazione,
all’interno delle pattuizioni intervenute tra le parti su dette forme
di coordinamento.
Tali requisiti costituiscono il fulcro della differenziazione tra
la tipologia contrattuale in esame e quelle riconducibili, da un
lato, al lavoro subordinato e, dall’altro, al lavoro autonomo (art.
2222 del codice civile).
Con particolare riguardo al lavoro a tempo determinato, ove la
prestazione e’ resa con vincolo di subor…

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