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Una molecola nuova per la lotta contro l’HIV

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Una nuova molecola capace di bloccare la trasmissione del virus dell’HIV a livello mucosale è stata messa a punto dal team di Anna Bernardi e Mario Clerici, del Dipartimento di Chimica Organica e Industriale di Milano,  in collaborazione con Javier Rojo, del CSIC di Siviglia, e Franck Fieschi, dell’IBS di Grenoble.

Ideata per mimare gli zuccheri presenti sulla superficie del virus, la molecola descritta nel lavoro blocca la proteina DC-SIGN presente nelle cellule dendritiche del sistema immunitario ospite. È proprio la proteina DC-SIGN infatti a trasformare le cellule dendriche – che agiscono da sentinella contro i microorganismi penetrati attraverso le mucose –  in “complici” del virus attraverso il riconoscimento di alcuni carboidrati presenti sulla sua superficie a cui si lega propagando l’infezione nel corpo.

I risultati preliminari ottenuti «con studi in vitro su cellule isolate dai pazienti», spiega Anna Bernardi, del Dipartimento di chimica organica e industriale della Statale milanese, indicano una buona efficienza contro ceppi virali diversi, spianando dunque la strada allo sviluppo e all’ottimizzazione di nuovi antivirali per uso locale.

Sull’uso della nuova molecola di sintesi contro l’Hiv, è stata depositata una domanda di brevetto europeo dall’università degli Studi di Milano, dal Csic di Siviglia e dall’Ibs (Istituto di biologia strutturale) di Grenoble. «La nostra collaborazione continua», assicura Bernardi che, con Mario Clerici dell’ateneo meneghino, ha firmato lo studio insieme ai colleghi spagnolo e francese, Javier Rojo e Franck Fieschi. Anzi, la partnership si è già allargata diventando «una rete europea che coinvolge ormai 7-8 nodi universitari», precisa la scienziata. Un mega-team al lavoro per trovare un’alternativa spalmabile ai medicinali anti-Aids.

È ancora troppo presto per prevedere quando potranno iniziare i test sull’uomo, puntualizza Bernardi. «I passaggi da fare prima sono numerosi», dalla «verifica delle effettive possibilità sintetiche della molecola» ai «test preclinici sugli animali». Ma gli esperti sono ottimisti, fiduciosi anche perchè, «a differenza di altri composti già allo studio con gli stessi obiettivi – osserva Bernardi – la nostra sostanza agisce con un meccanismo diverso». Andare a colpire la proteina serratura presente sulle cellule dendritiche «è un approccio innovativo», afferma la studiosa.

Non solo: «Mentre precedenti molecole si sono fermate ai primi stati sperimentali, perchè naturali o strutturalmente troppo complesse e quindi difficili da ottenere in quantità sufficienti, per questo nuovo composto non sembra debbano esserci particolari problemi di sintesi», conclude la ricercatrice

Lo studio è stato pubblicato dalla rivista Acts Chemical Biology.

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