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Un nuovo elemento nella tavola periodica, l'ununbio

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E’ solo di pochi giorni fa la notizia del riconoscimento ufficiale del centododicesimo elemento chimico da parte dello IUPAC, che ha inviato una lettera allo scopritore Sigurd Hofmann con la richiesta di proporre un nome che, una volta valutato, verrà ufficializzato entro poche settimane. La notizia è stata ripresa sul sito della Bbc.

L’elemento peraltro non è una novità. La sua scoperta risale al 1996, nei laboratori tedeschi dell’acceleratore lineare del Centro Helmholtz per la ricerca sugli ioni pesanti (GSI) di Darmstadt, da un gruppo internazionale guidato da Hoffman stesso, che è riuscito a produrne i primi atomi facendo collidere dentro i 120 metri della cavità tubolare del GSI ioni di zinco proiettati ad alta velocità contro un bersaglio di piombo. Il nuovo elemento è derivato dalla fusione dei due nuclei e il suo numero atomico è la somma dei numeri atomici degli atomi di partenza: è appunto 112, pari al numero di protoni presenti nel nucleo.

L’atomo, nel suo complesso è il più pesante finora trovato, circa 277 volte di più del primo elemento della Tavola cioè l’idrogeno. È un metallo, appartenente al settimo periodo e al Gruppo 12, lo stesso dello Zinco e del Mercurio; come quest’ultimo dovrebbe anche essere liquido alle condizioni normali. Si tratta di un elemento artificiale, che si forma solo per pochi istanti per poi decadere; l’ultimo elemento naturale infatti, il Renio, è stato scoperto nel 1925.

Le scoperte successive hanno riguardato elementi artificiali sempre più pesanti, ottenibili solo negli acceleratori come il GSI. Qui in effetti, negli ultimi trent’anni sono stati scoperti cinque nuovi elementi chimici i cui numeri atomici vanno dal 107 al 111, conosciuti come “elementi superpesanti”. Le scoperte sono comunque state confermate da prove sperimentali condotte anche in altri centri, in particolare dall’Istituto di giapponese Riken.

In attesa del nome definitivo, lo IUPAC ha comunque pensato a una denominazione provvisoria , battezzata come “ununbio”, ottenuta accorpando i termini latini collegati alle tre cifre: unus, unus, bis. Del resto aveva fatto così anche con l’elemento 111, scoperto sempre da Hofmann nel 1994 e chiamato inizialmente “unununio”, cioè tre volte uno, e successivamente codificato come Roentgenio (un tardivo omaggio allo scopritore dei raggi X Wilhelm Roentgen).

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