Un gel di Dna e acqua e' stato ottenuto da ricercatori italiani | Chimici.info

Un gel di Dna e acqua e’ stato ottenuto da ricercatori italiani

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Un gel “vuoto”, completamente fatto di Dna e acqua, altamente biocompatibile e con numerose potenziali applicazioni: è questo il “prodotto” di una ricerca condotta dai ricercatori dell’Università di Milano e dell’Università La Sapienza di Roma.

Pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Science (Pnas), la ricerca è frutto del team del Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale dell’Università di Milano, formato da fisici – prof. Tommaso Bellini e dott. Roberto Cerbino – e dalla biologa molecolare dott. Rosanna Asselta, in collaborazione con fisici teorici dell’Università La Sapienza di Roma. I ricercatori hanno avviato la collaborazione per progettare strutture di Dna che diano luogo a nuovi materiali. In particolare sono state realizzate “supermolecole” che combinano tra loro diversi filamenti di Dna e che prendono la forma di nanostelline con tre o quattro bracci. Queste nanostelline possono attaccarsi tra loro sulle punte dei bracci: modificando il modo e le condizioni con cui esse si uniscono, si possono produrre strutture liquide oppure di tipo gelatinoso aventi una ampia gamma di proprietà.

I ricercatori hanno mostrato come queste nanostelline possano formare un gel completamente costituito da Dna e acqua. Si tratta di un materiale nuovo, altamente biocompatibile, con varie potenziali applicazioni, che vanno dal trasporto di farmaci alla realizzazione di un nanoambiente per la espressione di proteine, fino all’autoassemblaggio di materiali con interessanti proprietà meccaniche ed elastiche.

Questo lavoro ha confermato che è possibile ingegnerizzare nanostrutture di Dna e fare in modo che esse spontaneamente si aggreghino nella maniera voluta. Scegliendo la sequenza delle basi si possono controllare sia la forma di queste supermolecole (stelle, prismi, dodecaedri, tubi), che la maniera con cui esse si uniscono tra loro. “Il nostro recente lavoro dimostra le immense prospettive che l’uso del Dna offre nello studio della materia – ha detto il Prof. Bellini -. La possibilità di inventare e realizzare nanostrutture con forma e proprietà a piacimento consente di investigare aspetti della materia altrimenti inaccessibili e, in prospettiva, di realizzare materiali intelligenti finora sconosciuti”.

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