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Stampata la carta in grado di rilevare le tossine

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Se in ufficio la stampante a getto d’inchiostro è per voi solo un apparecchio fra tanti è il momento di guardarla con occhi diversi. Una tecnologia similare alla sua, potrà essere presto utilizzata per “stampare” su carta dei bio-sensori in grado di rilevare alcune tossine nocive che provocano intossicazioni alimentari o persino essere utilizzate come agenti di bioterrorismo.

In uno studio pubblicato sul numero di luglio di Analytical Chemistry, il team di ricerca del McMaster University (Canada), in collaborazione con Sentinel Bioactive Paper Network, descrive un metodo per la “stampa” di un biosensore capace di rilevare le tossine sulla carta utilizzando i materiali per la stampa Dimatix FujiFilm.

I ricercatori hanno dimostrato di poter individuare gli inibitori dell’acetilcolinesterasi (AChE) come il paraoxon e l’aflatossina B1 sulla carta, utilizzando un “flusso laterale” di rilevamento, del tutto simile a quello usato nei test di gravidanza commercializzati nella grande distribuzione.

Il processo comporta la formulazione di un inchiostro come quello di una stampante ,con le cartucce addizionate di additivi speciali per rendere l’inchiostro biocompatibile. La procedura prevede di fare depositare sulla carta prima un inchiostro composto da nanoparticelle di silice biocompatibili, seguito da una seconda passata d’inchiostro, contenente l’enzima. Quest’ultimo “bio-inchiostro” costituisce un sottile strato di enzima che è intrappolato sulla carta. Quando l’enzima è esposto ad una tossina, (in questo caso gli inibitori della acetilcolinesterasi) le  molecole d’inchiostro cambiano colore in modo più o meno accentuato in base alla concentrazione della tossina nel campione.

Questo semplice metodo di adesione dei reagenti biochimici alla carta sarà commercializzato. L’obiettivo che si è voluto ottenere nel produrre una carta “bio-sensore” è quello di fornire un mezzo rapido, trasportabile, sempre disponibile e poco costoso per individuare le sostanze nocive, come le tossine, gli agenti patogeni e i virus, senza la necessità di una strumentazione sofisticata. La ricerca ha dimostrato che la carta con l’enzima “stampato” mantiene la piena attività per almeno due mesi, se correttamente conservata.

Dunque, la carta “bio-sensore” sarà estremamente utile nel monitoraggio ambientale e alimentare delle tossine, ma non si escludendo applicazioni bio-mediche, ad esempio, si prevede di potere implementare dei test di facile esecuzione da utilizzare soprattutto nei paesi in via di sviluppo per individuare le prime fasi di una malattia.

Ma le applicazioni cliniche della carta bio-attiva vanno  anche oltre: possono comprendere test da utilizzare nell’ambito delle neuroscienze, test antidroga, e test farmaceutici.

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