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Verifiche autorizzazioni REACH: i risultati delle ispezioni sono deludenti

L’ ispezione sul rispetto delle condizioni di autorizzazione per le sostanze, avviate su 17 paesi hanno riscontrato una discreta percentuale di non-conformità

autorizzazione REACH
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L’ECHA, con il comunicato PR/17/13, segnala che, nel corso del 2016, sono state avviate e concluse 802 ispezioni in 17 paesi dell’Unione Europea nell’ambito del progetto di verifica delle autorizzazioni REACH definito nel 2015 dal Forum for Exchange of Information on Enforcement.

Oggetto dei controlli è stato il rispetto delle disposizioni riguardanti l’autorizzazione per l’uso di 13 sostanze (consulta pag. 12 del report finale disponibile gratis alla fine dell’articolo) il cui uso (non autorizzato) terminava appunto nel 2015.

Il dispositivo dell’autorizzazione all’uso, regolamentato dal Titolo VII del REACh, si applica a sostanze incluse nell’Allegato XIV e riguarda qualsiasi soggetto (fabbricante, importatore o semplice utilizzatore a valle) e qualsiasi uso di queste ed a prescindere dai quantitativi.

Le disposizioni, salvo specifiche deroghe, consentono di continuare, dietro specifica richiesta, la commercializzazione o l’uso della sostanza, dettagliando condizioni e specifiche di processo.

Le ispezioni hanno dunque verificato:

  • se le sostanze fossero immesse sul mercato o utilizzate dopo la data di scadenza dell’uso non autorizzato con o senza la prescritta autorizzazione;
  • se per le sostanze a cui era stata conferita un’autorizzazione venissero rispettate le specifiche condizioni a cui il rilascio dell’autorizzazione era stato subordinato: può trattarsi di misure tecniche di contenimento, monitoraggi periodici, ricerca di sostituti, revisione della domanda di autorizzazione.

L’elenco delle sostanze soggette ad autorizzazione è stato da pochissimo aggiornato per un totale di 43 sostanze. (LEGGI QUI)

Delle 802 ispezioni condotte dopo la sunset date (data finale di utilizzo), il 93% delle imprese non utilizzavano le sostanze in allegato XIV, mentre il 92% non le commercializzavano.

Nelle aziende invece coinvolte con le 13 sostanze verificate, sono state rilevate non conformità rispettivamente nel 10,7% dei casi inerenti la fabbricazione o la commercializzazione e nel 8,9% dei casi relativi all’utilizzo, per un totale di 19 inadempienze gravi che hanno coinvolto ben 12 aziende.

La violazione delle disposizioni di autorizzazione – un provvedimento particolarmente restrittivo giustificato dalla particolare pericolosità delle sostanze coinvolte – è considerato un reato grave: sulle inadempienze riscontrate, in 2 casi è stato avviato un procedimento penale, in 4 un procedimento amministrativo (sanzioni), in 5 un avvertimento scritto per sanare le irregolarità e in 3 un avvertimento verbale; gli altri 5 casi sono ancora in corso di definizione perché particolarmente complessi.

Delle aziende ispezionate, il 46% erano direttamente coinvolte nella fabbricazione di sostanze chimiche mentre il 41% si collocavano nella importazione e commercializzazione; pur essendo dati a copertura parziale, nel 78% del totale si trattava di piccole e medie imprese mentre nel 20% di utilizzatori a valle.

L’Italia ha visto un totale di 162 ispezioni su 802, seguita solo da Danimarca e Svezia.
Dal 2013, anno in cui erano definite le prime scadenze per gli usi non autorizzati delle sostanze in Allegato XIV, la Commissione europea ha rilasciato 35 autorizzazioni complessive per 13 delle sostanze in Allegato XIV.

Il Forum ha appena lanciato un terzo progetto di ispezione sulle autorizzazioni per il 2019, focalizzato sul cromo VI e suoi composti.

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