Legge europea, sanzioni per l’etichettatura dei contenitori monouso di detersivi | Chimici.info

Legge europea, sanzioni per l’etichettatura dei contenitori monouso di detersivi

Con la legge n. 122/2016 (Legge europea 2015-2016) sono state definite le sanzioni per la violazione degli obblighi di etichettatura specifica sui contenitori monouso di detersivi da bucato distribuiti al grande pubblico. Il caso dei detersivi monouso

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Sono state definite le sanzioni per la violazione degli obblighi di etichettatura specifica sui contenitori monouso di detersivi da bucato distribuiti al grande pubblico; le ha disposte la legge n. 122/2016 “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2015-2016”.

L’art. 4 adotta, per le sanzioni inerenti alla violazione di queste disposizioni specifiche, la sanzione amministrativa pecuniaria descritta nell’art. 8 comma 2 del decreto sanzioni CLP (decreto legislativo 27 ottobre 2011, n. 186) che prevede – salvo che il fatto costituisca reato – il pagamento di una somma da 10.000 a 60.000 euro.
Negli ultimi anni sono stati immessi sul mercato destinato ai consumatori detergenti liquidi per bucato in imballaggi solubili monouso.

Diversi CAV in vari Stati membri hanno segnalato un numero significativo di gravi incidenti da avvelenamento e lesioni oculari a danno di bambini piccoli, sui quali questa forma di imballaggio pare esercitare una notevole attrattiva. Dall’analisi delle statistiche è emerso infatti che questi detergenti in imballaggi solubili monouso presentano un tasso di incidenti più elevato in confronto ai detergenti per bucato sempre destinati ai consumatori ma provvisti di altri sistemi di imballaggio.

Alcuni Stati membri hanno dunque avviato delle specifiche campagne informative, il cui esito non è stato però sufficientemente positivo. Si è dunque proposto di utilizzare un imballaggio esterno opaco, completo di informazioni specifiche supplementari, e di inserire nello stesso imballaggio solubile un agente repellente ad azione immediata.

Le relative disposizioni specifiche sono quindi state introdotte nella parte III (Disposizioni particolari relative all’imballaggio) dell’allegato II del CLP attraverso il regolamento (UE) n. 1297/2014, che vi aggiunge il punto

– 3.3: “Se un detergente liquido per bucato destinato ai consumatori in dosaggio monouso è contenuto in un imballaggio solubile, si applicano le seguenti disposizioni aggiuntive:
– 3.3.1. I detergenti liquidi per bucato destinati ai consumatori e contenuti in imballaggi solubili monouso sono inseriti in un imballaggio esterno.
L’imballaggio esterno soddisfa i requisiti di cui al punto 3.3.2 e l’imballaggio solubile soddisfa i requisiti di cui al punto 3.3.3.
– 3.3.2. L’imballaggio esterno:
i) è opaco o scuro in modo da impedire la visibilità del prodotto o delle dosi singole;
ii) fatto salvo l’articolo 32, paragrafo 3, reca il consiglio di prudenza P102 «Tenere fuori dalla portata dei bambini» in un punto visibile e in un formato che attira l’attenzione;
iii) è un contenitore facilmente richiudibile che si mantiene in posizione verticale;
iv) fatti salvi i requisiti di cui al punto 3.1, è munito di un dispositivo di chiusura che:
a) ostacola la capacità dei bambini piccoli di aprire l’imballaggio, richiedendo l’azione coordinata di entrambe le mani con una forza che renda l’apertura difficile per i bambini;
b) mantiene la sua funzionalità in condizioni di apertura e di chiusura ripetute per l’intera durata di vita dell’imballaggio esterno.
– 3.3.3. L’imballaggio solubile:
i) contiene un agente repellente in una concentrazione sicura che, in caso di esposizione orale accidentale, provoca un comportamento orale ripulsivo entro un tempo massimo di 6 secondi;
ii) conserva il suo contenuto liquido per almeno 30 secondi quando l’imballaggio solubile è immerso in acqua a 20 °C;
iii) resiste ad una forza compressiva meccanica di almeno 300 N in condizioni di prova standard.”
Le disposizioni sono in vigore dal 1° giugno 2015.

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Obblighi di etichettatura specifica nel regolamento CLP
Il regolamento n. 1272/2008 (cosiddetto CLP) – con le sue successive modifiche ed integrazioni – costituisce oggi il riferimento legislativo per la classificazione, l’etichettatura e l’imballaggio dei prodotti chimici pericolosi (sostanze e miscele di sostanze), messo a punto per armonizzare i criteri già esistenti in ambito europeo ai criteri definiti in ambito ONU attraverso il sistema GHS.

L’applicazione dei suddetti criteri è obbligatoria per chiunque intenda distribuire un prodotto chimico all’interno del territorio doganale europeo: si tratta infatti di normativa di ambito economico, che definisce requisiti minimi vincolanti per la commercializzazione dei beni all’interno dell’Unione europea.

La violazione di questi requisiti rende illegale la circolazione del prodotto, oltre a essere oggetto di sanzione mediante l’applicazione di specifici provvedimenti legislativi.
Accanto ai criteri di classificazione ed etichettatura che potremmo definire “generici” – ovvero basilari ed applicabili a qualsiasi tipologia di prodotto chimico – il CLP definisce anche (come la normativa previgente) dei criteri “specifici” per tipologia di prodotto, in Allegato II “Disposizioni particolari relative all’etichettatura e all’imballaggio di talune sostanze e miscele”.

I requisiti specifici possono riguardare diciture supplementari da inserire in etichetta o requisiti supplementari che l’imballaggio deve rispettare per garantire la sicurezza d’uso del prodotto.

Il sistema delle prescrizioni specifiche in materia di etichettatura e imballaggio risponde alle evidenze emerse in materia di pericolosità dei prodotti chimici, specialmente quando non destinati ad un pubblico di utilizzatori esperti – quali possono essere, ad esempio, gli utilizzatori professionali, ai quali è dovuto l’invio della scheda di sicurezza che costituisce una documentazione informativa specificamente rivolta alla comunicazione di rischi e misure di gestione. Il grande pubblico a cui è destinata la vendita di prodotti attraverso il circuito della grande e piccola distribuzione non ha diritto a ricevere particolari informazioni sui prodotti chimici, se non attraverso l’etichetta che è sempre obbligo apporre su ogni confezione destinata alla vendita. Dunque, in determinate circostanze, l’etichetta si arricchisce di specifiche informazioni supplementari (allegato II, parte II) con l’obiettivo di fornire strumenti per poter meglio controllare i rischi specifici individuati a seconda delle modalità d’uso dei prodotti chimici.

Uno dei sistemi di segnalazione dei rischi specifici durante l’uso dei prodotti chimici che risulta oggi meglio funzionante, anche per la sua storicità, è il sistema dei centri antiveleni (CAV) diffusi in tutti i paesi dell’UE. I CAV sono tenuti a effettuare statistiche sulle modalità che hanno coinvolto i prodotti chimici nella genesi degli incidenti in ambito domestico e professionale ed a comunicare alle autorità nazionali competenti (per l’Italia l’Istituto Superiore di Sanità) gli esiti della propria attività, e sono tutti interconnessi in modo da potersi confrontare rispetto alle problematiche emerse.

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