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Shopper di plastica, l’Ue verso il divieto

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L’esperienza italiana nella messa al bando dei sacchetti di plastica tradizionali in favore delle più ecologiche ‘bioshopper‘ potrebbe diventare presto un modello applicato a tutta l’Europa. È dei giorni scorsi la notizia, riportata dal magazine Endseurope e ripresa anche da Legambiente, di una bozza di direttiva europea, non ancora disponibile in forma completa, che prevede la possibilità di tassare o addirittura vietare i sacchetti di plastica tradizionali, sulla base di quanto accaduto in Italia.

Attraverso un emendamento all’articolo 4 dell’attuale direttiva sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio (Direttiva 94/62/EC) si permetterebbe l’introduzione di vari strumenti per contrastare le shopper tradizionali, da restrizioni di mercato fino a tassazioni. Lo stesso articolo sottolinea che eventuali restrizioni di mercato costituirebbero una deroga all’art. 18 della direttiva in questione, che afferma che “gli Stati membri non possono ostacolare l’immissione sul mercato nel loro territorio di imballaggi conformi alle disposizioni” della stessa direttiva.

La bozza, che si riferisce principalmente ai sacchetti con spessore al di sotto dei 50 micron, ovvero i più diffusi nel territorio europeo, prevederebbe due anni di tempo per consentire agli Stati di adeguarsi alla nuova normativa, con l’obiettivo di arrivare a una riduzione media del 20% del consumo dei sacchetti.

Legambiente, che ha potuto visionare il testo della bozza, l’ha definito “un importante riconoscimento per l’Italia, che in questi anni si è impegnata concretamente per ridurre i sacchetti diventando in breve tempo leader nel mondo nella riduzione dell’uso dei sacchetti inquinanti usa e getta”, come ha commentato il vicepresidente dell’associazione Stefano Ciafani. “ Non dimentichiamo che fino al 2010 la nostra Penisola era il primo paese europeo per consumo di sacchetti di plastica usa e getta, con una percentuale di consumo pari al 25% del totale commercializzato in Europa. Grazie all’entrata in vigore del bando sugli shopper non compostabili, dal 1 gennaio 2011 questa percentuale si è ridotta”, commenta Ciafani.

Al commento di Legambiente ha fatto coro l’invito di Assobioplastiche, l’Associazione italiana delle bioplastiche e dei materiali biodegradabili e compostabili, che ha chiesto all’Italia di “cogliere l’occasione per mantenere una leadership nell’innovazione sostenendo il provvedimento al momento della discussione parlamentare in modo da potere introdurre il più possibile anche a livello europeo la soluzione adottata dalla normativa nazionale”.

“Gli uffici competenti della Ue sono tenuti in materia a rispettare precise regole di riservatezza: stiamo verificando le affermazioni di Legambiente. E’ però vero che la proposta legislativa della Commissione, attesa per il prossimo 15 Novembre, sembra orientata a derogare all’art. 18 della Direttiva Imballaggi e ai principi comunitari sulla libera circolazione delle merci”, è il commento più critico, infine, di Cna Produzione, che definisce la proposta una “decisione grave e del tutto incomprensibile, tenendo conto degli interessi economici intrinseci, e non certo di credibili argomentazioni connesse alla tutela ambientale”.

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