Sacchetti non compostabili, l'inchiesta di Legambiente | Chimici.info

Sacchetti non compostabili, l’inchiesta di Legambiente

Nella Gdo ancora molti punti vendita mettono in commercio sacchetti non conformi alla legge. Legambiente fara' esposto

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In ben un caso su due la grande distribuzione organizzata non rispetta la legge che che ha messo al bando gli shopper non compostabili: ad affermarlo è la campagna di monitoraggio di Legambiente “Sacchetti illegali”, organizzata a livello nazionale tra la fine di novembre 2014 e le vacanze natalizie. Obiettivo dell’inizativa è valutare il rispetto della legge in Italia in vigore da anni che ha permesso all’Italia di eliminare dal commercio i sacchetti inquinanti in plastica: un modello di normativa che è stato più volte definitito ‘virtuoso’ tanto che l’Ue è sul punto di ‘esportarlo’ a livello comunitario.

Su 37 sacchetti prelevati in altrettanti punti vendita, ben 20 sono risultati illegali in 5 regioni: Campania (7 sacchetti), Basilicata (6), Puglia (3), Calabria (3) e Lazio (1). A livello provinciale la situazione è la seguente: la maglia nera va a Potenza (6 sacchetti fuori legge), seguita da Avellino, Bari e Napoli (3), poi Vibo Valentia (2), infine Benevento, Catanzaro e Roma (1).

Legambiente precisa che ha volutamente evitato di fare verifiche sui piccoli negozi commerciali e sui mercati rionali, dove la situazione di non conformità sarebbe ancora più evidente a causa di una azione capillare da parte di alcuni distributori che vendono, anche on line, sacchetti palesemente fuori legge. Tutto ciò nonostante le sanzioni per chi commercia sacchetti non conformi, avviate la scorsa estate.

“È arrivato il momento di far rispettare una legge che permette di ridurre l’inquinamento da plastica, di migliorare la raccolta differenziate della frazione organica dei rifiuti e la produzione di compost di qualità, e di garantire la riconversione del vecchio modo di fare plastica da fonti fossili verso innovativi processi di chimica verde da fonti rinnovabili, come già avvenuto ad esempio nel polo industriale di Porto Torres”, afferma Legambiente, annunciando l’intenzione di presentare un esposto che garantisca il rispetto della legge.

Ferma la condanna dell’industria delle bioplastiche: “La normativa italiana sulla riduzione del consumo di buste asporto merci monouso consente di ridurre l’inquinamento da plastica, facilita la raccolta differenziata del rifiuto organico e contribuisce a generare progetti industriali nel settore della bioeconomia con importanti ricadute occupazionali. Una legge lungimirante, il cui potenziale di ricaduta economica, sociale e ambientale è purtroppo fortemente limitato da questo stato di grave illegalità”, ha dichiarato Marco Versari, presidente di Assobioplastiche. “Oggi, di fronte a questa ennesima prova, Assobioplastiche si unisce all’appello di Legambiente affinché le istituzioni e gli organi preposti diano avvio ad azioni di contrasto, per il rispetto di una legge dello Stato e a tutela di quegli operatori della Gdo e del piccolo commercio che hanno scelto la strada della legalità”.

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