Ritiro Certificati Ets: per Federchimica e' una misura insufficiente | Chimici.info

Ritiro Certificati Ets: per Federchimica e’ una misura insufficiente

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Il Parlamento europeo ha approvato la proposta di ritiro dal mercato, in termini tecnici “backloading”, dei certificati del sistema Ets, Emisson trading system, avanzata dalla Commissione europea. Il ritiro riguarda 900 milioni di “permessi a emettere” biossido di carbonio. Secondo le ultime modifiche, i certificati verranno reimmessi sul mercato entro la fine del 2014.

Questa decisione è stata presa per ridare vivacità al mercato Ets, penalizzato dal perdurare della congiuntura economica negativa, con conseguente collasso dei prezzi. Il mercato Eu-Ets è nato nel 2005 nell’ottica di perseguire gli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto, in modo da ridurre entro il 2020 del 20% le emissioni di CO2 rispetto al 1990.

Federchimica non condivide la decisione assunta dal Parlamento europeo in relazione al backloading. Si tratta di una misura insufficiente a risolvere le criticità di fondo del sistema Ets, che necessita di una profonda revisione, che lo renda coerente con la politica climatica in sede Onu. Federchimica, infatti, ritiene che il backloading sia un intervento forzoso sul mercato, che potrebbe avere conseguenze negative sull’andamento dei prezzi, sulla competitività e sull’occupazione e sarebbe ininfluente per il raggiungimento dell’obiettivo di riduzione delle emissioni, che è comunque garantito, indipendentemente dal livello dei prezzi dello strumento di mercato Ets.

È oltretutto evidente che gli alti costi energetici in Italia forniscono già di per sé un forte stimolo all’industria per ridurre le emissioni di carbonio, indipendentemente dal sistema Ets. Difatti, dal 1990 i settori industriali coperti dall’Ets stanno rispettando i piani Ue per raggiungere la riduzione del 20% delle emissioni di gas ad effetto serra entro il 2020, obiettivo già ampiamente superato dalle aziende chimiche operanti in Italia.

In Italia, il sistema Eu-Ets coinvolge oltre 70 stabilimenti chimici, con significativi costi di partecipazione allo schema previsto dalla Commissione. Le oltre 1.400 imprese associate a Federchimica operanti in Italia sono da sempre impegnate nel miglioramento dell’efficienza energetica degli impianti, con conseguenti riduzioni del consumo energetico per unità di prodotto e delle correlate emissioni di CO2. Federchimica ritiene che, nelle attuali condizioni, la politica climatica europea sia controproducente: se non corretta, essa é destinata a fare dell’Europa un’esportatrice insieme di emissioni, di attività industriali e di posti di lavoro.

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