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Valutazione del rischio chimico: la propagazione nell’organismo

La salute dei lavoratori passa anche attraverso la corretta valutazione dei rischi chimici, spesso non considerati negli ambienti confinati. Vediamo quali sono e come si propagano

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Per eseguire una corretta valutazione del rischio chimico è necessario conoscere le proprietà intrinseche dei prodotti e delle sostanze specifiche di cui sono composti, il tutto per minimizzare l’esposizione e massimizzare la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza.

La valutazione del rischio, derivante da attività con agenti chimici, costituisce un punto di fondamentale importanza per la messa in atto delle misure di prevenzione e protezione al fine della salvaguardia della salute e della sicurezza dei lavoratori. In merito alla metodologia da impiegare, l’ampia letteratura in materia di igiene industriale e di medicina del lavoro mette a disposizione diverse metodologie e ancor più sistemi di misura. Ma vediamo, prima di tutto, cosa si intende per agenti chimici e come si propagano.

Per agenti chimici si intendono tutte le sostanze che vengono immesse nell’aria dell’ambiente di lavoro (anche definito come ambiente confinato, in quanto fisicamente delimitato o facilmente individuabile) a seguito delle attività effettuate.
Tale immissione genera la conseguenza di variare la composizione chimica dell’aria stessa.
Lo stato fisico delle sostanze in natura può essere gassoso, liquido o solido.
Schematicamente gli agenti chimici sono classificabili come segue:

Agenti chimici
Aeriformi Aerosol o particellari
Gas Polveri
Fibre
Vapori Fumi
Nebbie

Nel caso degli aeriformi siamo in presenza di un solo stato della materia (gassoso): abbiamo quindi una miscibilità completa fra l’inquinante e l’atmosfera, in obbedienza alle leggi della diffusione dei gas.

Quando si è in presenza di aerosol osserviamo la coesistenza di due (o più) stati della materia: in particolare, si realizza una dispersione di una fase liquida e/o solida nella fase gassosa costituita dall’atmosfera.

Nel caso di un’aerodispersione stabile di particelle solide parleremo di polveri/fibre o fumi; qualora la dispersione riguarderebbe particelle liquide, allora avremmo delle nebbie.

La differenza tra polveri/fibre e fumi è dovuta alla loro origine: le polveri e le fibre sono generate da una azione meccanica su un corpo solido (di origine naturale o, in ambito lavorativo, artificiale, quale, ad esempio, operazioni di taglio, macinazione, levigatura, trattamenti superficiali).

I fumi provengono, invece, da reazioni chimiche o passaggi di stato, quali combustioni più o meno complete, condensazioni successive a vaporizzazione.

La conseguenza più importante di tale differenza di origine è che le polveri/fibre avranno la stessa composizione chimica del materiale di origine, mentre per i fumi accadrà il contrario ed in effetti risulta molte volte complicato definirne la composizione quali-quantitativa.

Altre differenze, quali quelle legate allo spettro granulometrico del materiale particellare aerodisperso, non sono sempre evidenti od univoche – anche se le particelle dei fumi sono solitamente di dimensioni inferiori a quelle delle polveri – e non sono pertanto utilizzabili ai fini di una corretta classificazione.

Per quanto riguarda la via di penetrazione di un agente chimico nell’organismo, questa non può essere univoca.

Esiste certo una via preferenziale determinata dallo stato fisico della sostanza e dalle modalità lavorative. Molto spesso, però, l’introduzione può avvenire contemporaneamente per più vie: una parte della quota inalata può passare nell’apparato digerente a causa dei movimenti di deglutizione, oppure, l’esposizione di ampie superfici di cute, in un’atmosfera di tossici assorbibili anche per tale via, determinerà un incremento della quota già introdotta per via inalatoria.
Esaminiamo le tre possibili ipotesi di propagazione.

Via respiratoria
Può essere considerata la principale via di introduzione di agenti chimici in ambiente lavorativo e quindi di intossicazione professionale. Dipende, in buona parte, dallo stato fisico della sostanza gassosa, presente nell’ambiente confinato in particelle piccolissime, al massimo di qualche micron.

Le prime vie dell’apparato respiratorio, grazie alle caratteristiche del loro epitelio, non permettono un grande assorbimento e, anzi, esercitano un’azione protettiva e di depurazione nei confronti degli inquinanti particolati. In ogni caso, talune sostanze possono anche presentare un assorbimento per via mucosa. In queste sedi si possono spesso determinare degli effetti di tipo irritativo, acuto o cronico, caratterizzati da infiammazione, congestione, edema, disepitelizzazione.

In conseguenza di ciò, o per una qualche particolare azione diretta della sostanza su talune cellule, si osservano talvolta effetti tardivi sia di tipo deterministico (atrofie, perforazioni, ecc.), sia di tipo probabilistico (tumori). La penetrazione in circolo avviene a livello degli alveoli polmonari. C’è comunque da dire che non tutta la sostanza viene assorbita, perché parte viene riemessa con gli atti espiratori e, talora, è lo stesso polmone a funzionare come emuntorio, facilitando l’espulsione del tossico dal circolo all’alveolo e di qui all’esterno.

Via digerente
Questa via di penetrazione presenta una minore importanza, peraltro non trascurabile, come fonte d’intossicazione professionale. Il passaggio per la bocca e per l’esofago è di norma piuttosto rapido, per cui l’assorbimento in tali sedi è generalmente scarso. Nello stomaco le sostanze ingerite rimangono più a lungo e l’eventuale assorbimento può essere influenzato da numerosi fattori quali la presenza di cibo o lo stato della mucosa gastrica. Il muco che normalmente tappezza la mucosa gastrica è un ostacolo; il succo gastrico può solubilizzare o precipitare le sostanze ingerite: nel primo caso ne faciliterà l’assorbimento, nel secondo lo ostacolerà. La principale via di assorbimento degli agenti chimici ingeriti è rappresentato dall’intestino tenue in virtù delle sue caratteristiche anatomo-funzionali destinate appunto all’assorbimento delle sostanze nutritive. L’intestino crasso assorbe in misura molto minore e tale assorbimento avviene solo se le sostanze non sono già inglobate nelle feci. Tutte le sostanze assorbite per la via digestiva, a differenza di altre vie che passano direttamente in circolo, sono veicolate in via prioritaria al fegato. Anche nel tratto digerente, in caso di sostanze che presentino proprietà irritative o caustiche, si possono osservare effetti infiammatori di vario tipo, talora anche di notevole gravità.

Via cutanea
La cute rappresenta una buona barriera contro la penetrazione di soluzioni acquose di composti inorganici ed organici, o di sostanze insolubili o chimicamente inerti. Per contro, sostanze solubili nei solventi organici (o gli stessi solventi) o sostanze a bassa tensione di vapore possono essere facilmente assorbite. Sono sempre di più le sostanze per le quali è stato riscontrato un notevole rischio di assorbimento cutaneo, non solo per contatto diretto, ma anche per esposizione della cute ai vapori della sostanza stessa. Spesso le sostanze veicolanti, presenti nelle soluzioni o miscele, possono potenziare l’assorbimento percutaneo. Si tenga presente che per sostanze che possono essere assorbite dalla cute non si intendono quelle che possono causare irritazione, dermatiti o sensibilizzazione.

Tuttavia l’insorgenza di queste affezioni può favorire significativamente la penetrazione all’interno dell’organismo. Ovviamente la penetrazione è più facile o, addirittura, favorita in presenza di qualunque lesione cutanea che determini una soluzione di continuo della barriera.

Il D.Lgs. n. 81/2008, con il Titolo IX, Capo I, determina i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza, derivanti dagli effetti degli agenti chimici presenti sul luogo di lavoro o che siano il risultato di ogni attività lavorativa che ne determini la formazione.

Nel Titolo IX, nello specifico, è stato inserito anche il Capo II riguardante la “Protezione dagli Agenti Cancerogeni e Mutageni“, evidenziandone quindi una logica conseguenza giuridica ed operativa e rafforzando lo stretto legame sequenziale e applicativo. Infatti gli agenti cancerogeni e mutageni sono anch’essi agenti chimici, ma necessitano di una maggiore considerazione correlata ad una pericolosità più elevata per gli esposti.

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