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Sostanze pericolose: dalla definizione alla classificazione

La definizione di "sostanza pericolosa" in ambito europeo e nazionale fa riferimento ai criteri di classificazione, ovvero a principi convenzionali armonizzati attraverso provvedimenti normativi. In sintesi, le sostanze pericolose possono rispondere a diversi parametri che intendono valutarne le proprietà pericolose verso la salute e la sicurezza umana e verso l'ambiente

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L’identificazione dei pericoli di una sostanza chimica è possibile attraverso i sistemi di classificazione ed etichettatura.

L’Unione Europea si è dotata di un sistema condiviso di caratterizzazione e codifica dei dati di pericolosità chimica fin dagli anni ’60, attraverso la Direttiva 67/548/CEE che ha introdotto il sistema di classificazione, etichettatura ed imballaggio adottato – con numerosi aggiornamenti in linea con il progresso tecnico – fino ad oggi.

La classificazione di sostanze e miscele pericolose è attualmente regolamentata dal regolamento CE n. 1272/2008 (cosiddetto “regolamento CLP” in quanto inerente Classification, Labelling and Packaging).

In particolare, per le sostanze i criteri di classificazione definiti dal CLP sono vigenti già dal 1° dicembre 2010, mentre per le miscele (definizione che ha sostituito quella previdente di preparato) i criteri di classificazione del CLP sono divenuti vigenti dal 1° giugno 2015.

Il regolamento CLP non ha modificato solo i criteri di classificazione, ma anche le frasi di rischio (divenute “frasi H”) e i consigli di prudenza (divenuti “frasi P”), nonché tutti gli elementi propri dell’etichettatura: pittogrammi di pericolo e avvertenze.

Si ricorda che per sostanze si intendono gli elementi chimici ed i loro composti, allo stato naturale o ottenuti mediante qualsiasi procedimento di produzione, compresi gli additivi necessari per mantenere la stabilità dei prodotti e le impurezze derivanti dal procedimento impiegato, ma esclusi i solventi che possano essere separati senza incidere sulla stabilità delle sostanze o modificarne la composizione (Regolamento CE n. 1907/2006); mentre la miscela è un miscuglio fisico composto da una o più sostanze, individuabili nella miscela stessa.

Il D.Lgs. n. 81/2008 precisa che per agenti chimici si intendono tutti gli elementi o composti chimici, sia da soli che nei loro miscugli, allo stato naturale o ottenuti, utilizzati o smaltiti, compreso lo smaltimento come rifiuti, mediante qualsiasi attività lavorativa, siano essi prodotti intenzionalmente o no e siano immessi o no sul mercato.

Il decreto, al Titolo IX, Capo I, fornisce, tra l’altro, le seguenti ulteriori definizioni:

Agenti chimici pericolosi:
agenti chimici classificati come sostanze pericolose prima ai sensi del decreto legislativo 3 febbraio 1997, n. 52 e s.m.i., e a partire dal 1° dicembre 2010 ai sensi del regolamento n. 1272/2008 (cd. CLP) e successivi ATP (Adeguamenti al Progresso Tecnico), nonché gli agenti che corrispondono ai vigenti criteri di classificazione come sostanze pericolose. Sono escluse le sostanze pericolose solo per l’ambiente. Un elenco di sostanze classificate in modo armonizzato a livello europeo è contenuto nell’allegato VI del regolamento CLP;
agenti chimici classificati come preparati pericolosi prima ai sensi del decreto legislativo 14 marzo 2003, n. 65 e s.m.i., e a partire dal 1° giugno 2015 quegli agernti chimici che corrispondono alla definizione di miscela pericolosa in base ai criteri di cui al regolamento n. 1272/2008 (cd. CLP) nonché gli agenti che rispondono ai vigenti criteri di classificazione come miscele pericolose. Sono esclusi i preparati pericolosi solo per l’ambiente;
agenti chimici che, pur non essendo classificabili come pericolosi, in base ai punti 1) e 2), possono comportare un rischio per la sicurezza e la salute dei lavoratori a causa di loro proprietà chimico-fisiche, chimiche o tossicologiche e del modo in cui sono utilizzati o presenti sul luogo di lavoro, compresi gli agenti chimici cui è stato assegnato un valore limite di esposizione professionale.

Sotto un profilo strettamente sanitario, inteso come azione diretta sull’uomo, sono considerati pericolosi le sostanze ed i preparati che presentano le seguenti caratteristiche:
letali: le sostanze ed i preparati che, in caso di inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, in piccolissime quantità, possono essere letali;
molto tossici: le sostanze ed i preparati che, in caso di inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, in piccolissime quantità, possono provocare lesioni acute o croniche;
tossici: le sostanze ed i preparati che, in caso di inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, in piccole quantità, possono essere letali oppure provocare lesioni acute o croniche;
nocivi: le sostanze ed i preparati che, in caso di inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, possono essere letali oppure provocare lesioni acute o croniche;
nocivi per allattamento al seno: le sostanze ed i preparati che, in caso di inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, possono essere nocivi per i lattanti allattati al seno;
corrosivi: le sostanze ed i preparati che, a contatto con i tessuti vivi, possono esercitare su di essi un’azione distruttiva;
ustionanti: le sostanze ed i preparati che possono provocare gravi ustioni cutanee e gravi lesioni oculari;
irritanti: le sostanze ed i preparati con corrosivi, il cui contatto diretto, prolungato o ripetuto con la pelle o le mucose può provocare una reazione infiammatoria;
allergizzanti: le sostanze ed i preparati che, in caso di contatto, possono provocare una reazione allergica cutanea, oppure sintomi allergici o asmatici o difficoltà respiratorie se inalati;
sensibilizzanti: le sostanze ed i preparati che, per inalazione o assorbimento cutaneo, possono dar luogo ad una reazione di ipersensibilizzazione per cui una successiva esposizione alla sostanza o al preparato produce reazioni avverse caratteristiche;
tossici per il SNC: le sostanze ed i preparati che, in caso di inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, possono provocare sonnolenza o vertigini;
cancerogeni: le sostanze ed i preparati che, per inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, possono provocare il cancro o aumentarne la frequenza;
mutageni: le sostanze ed i preparati che, per inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, possono produrre difetti genetici ereditari o aumentarne la frequenza;
tossici per il ciclo riproduttivo: le sostanze ed i preparati che, per inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, possono provocare o rendere più frequenti effetti nocivi non ereditari nella prole o danni a carico della funzione o delle capacità riproduttive maschili o femminili.

Fino al 30 novembre 2010 le frasi tipo relative ai rischi specifici derivanti dai periodi dell’uso della sostanza sono le “frasi R”, le frasi tipo concernenti consigli di prudenza relativi all’uso della sostanza, sono le “frasi S”.

Dopo tale data, grazie all’entrata in vigore del Regolamento CE n. 1272/2008, le nuove “frasi di rischio” H (Hazard) e i nuovi “consigli di prudenza” P sostituiscono le vecchie frasi R ed S.

Va anche specificato, come introdotto dal correttivo al Testo Unico (D.Lgs. n. 106/2009),che la valutazione dei rischi chimici secondo il Titolo IX Capo I dovrà correttamente seguire due distinti percorsi per le differenti caratteristiche di rischio, distinguendo il rischio verso la salute dei lavoratori da quello verso la sicurezza (quando pertinente, ovvero quando un agente chimico presenti entrambe le modalità di azione), giungendo per lo stesso agente a due distinti giudizi conclusivi.

Sarà quindi necessario, qualora si reputino che possano esistere entrambi i rischi (“sicurezza” e “salute”), effettuare le due valutazioni separate in quanto, considerando i diversi fattore di rischio in esame, sono caratterizzati da algoritmi diversi.

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