Pos obbligatorio, la Rete delle professioni tecniche solleva dubbi | Chimici.info

Pos obbligatorio, la Rete delle professioni tecniche solleva dubbi

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Ripristinare le condizioni sul pos obbligatorio per i professionisti presenti nello schema di decreto elaborato dal ministero dello Sviluppo economico e poi ‘scomparse’ nel decreto ministeriale del 24 gennaio 2014, come ad esempio il limite dei 200mila euro oltre i quali scatta l’obbligo: è quanto hanno chiesto i rappresentanti della Rete delle professioni tecniche in un’audizione svoltasi presso le Commissioni riunite VI e X (Finanze e Attività produttive) della Camera lo scorso 30 settembre 2013.

Un incontro focalizzato sulle perplessità dei professionisti tecnici in materia di pos obbligatorio, sostenuto da una precisa contro-proposta. Presenti all’incontro Armando Zambrano, coordinatore della Rete e presidente Cni, Lorenzo Benanti, presidente Cnpa – periti agrari e Massimiliano Pittau, direttore del Centro studi Cni.

In primo luogo il contesto: un biennio, quello 2011-12, in cui i professionisti tecnici hanno dovuto sostenere nuovi e onerosi costi per esercitare la professione, introdotti da alcune novità nel sistema ordinistico. L’obbligo della formazione continua e dell’assicurazione professionale, l’abrogazione delle norme tariffarie, l’istituzione di organi di disciplina autonomi dagli organi amministrativi: elementi che se hanno di fatto modernizzato il sistema delle professioni, hanno tuttavia costi elevati, che i professionisti devono sostenere senza sostegno pubblico.

Afferma Benanti:

“Tutto ciò avviene in una congiuntura economica che è la più difficile degli ultimi 70 anni. I redditi professionali hanno subito una drastica contrazione, superiore mediamente al 30%. In questo contesto lo Stato continua a trattare i professionisti come ‘figli di un dio minore. Se da un lato è stato introdotto l’obbligo di formazione continua, dall’altro lo Stato non consente al professionista la totale deduzione delle spese sostenute per effettuarlo. Come se non bastasse, i dipendenti degli studi professionali sono stati esclusi dalla Cassa integrazione guadagni in deroga (Cigd). Aggiungere un ulteriore balzello di 150 euro all’anno per il solo mantenimento del pos suona come una beffa inaccettabile”.

La Rete difende l’idea che la mancata diffusione del pos in Italia sia dovuta a fattori culturali più che all’effettiva indisponibilità di servizi, avanzando il dubbio in questo senso che l’introduzione dell’obbligo inciderà minimamene sulla diffusione dello strumento. D’altra parte considerando i limiti di pagamento effettuabili attraverso le carte di debito e il dato medio per singola transazione, in media non superiore ai 70 euro, l’utilizzo del pos rischia di avere una portata limitata soprattutto per quanto concerne l’attività dei professionisti tecnici.

Da qui la proposta, illustrata da Zambrano:

“Il 13 dicembre 2013 il ministero dello Sviluppo economico aveva elaborato uno schema di decreto che rispondeva appieno alle istanze manifestate dalla Rete delle professioni tecniche. Escludeva, ad esempio, dall’obbligo i pagamenti effettuati all’esterno degli studi professionali. Inoltre, si consideravano solo le transazioni con consumatori o utenti e si poneva un limite oltre al quale scattava l’obbligo: 300 mila euro per i primi sei mesi di entrata in vigore del decreto, 200 mila euro una volta decorsi i sei mesi. Tale impostazione, condivisibile, è stata completamente disattesa dal DM 24 gennaio 2014. La Rpt chiede semplicemente il ripristino delle condizioni di applicazione dell’obbligo previste dallo Schema di decreto dello scorso 13 dicembre 2013”.

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