Industria chimica in Italia: cosa aspettarsi per il 2015? | Chimici.info

Industria chimica in Italia: cosa aspettarsi per il 2015?

L'analisi di Federchimica sull'anno appena trascorso e le prospettive future: atteso, dopo 4 anni di apnea, il primo segno positivo sul mercato interno

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Federchimica ha presentato l’analisi “L’industria chimica: situazione e prospettive”, che fa un bilancio dell’anno appena trascorso e allo stesso tempo ipotizza i futuri scenari per il settore chimico. Punto di partenza dell’analisi è il rialzo dello 0,8% della produzione chimica italiana registrato alla fine del 2014: un dato rilevante, che arriva dopo 3 anni di contrazione, ma che va tuttavia letto con cautela.

Per la Federazione aderente a Confindustria, infatti, gli spunti sono frammentari – cioè non coinvolgono tutti i settori clienti e le imprese chimiche – e provengono soprattutto dall’export, mentre il mercato interno complessivamente non va oltre la stabilizzazione.

L’export, appunto, è in crescita: +1,4% in valore nei primi 10 mesi. Gli andamenti tuttavia sono diversificati: va bene il mercato europeo (+2,8%), anche se nel corso dell’anno la sua crescita si è ridotta. Calano, di contro le esportazioni extra-Ue (-0,9%) con andamenti disomogenei (Usa +7%, Turchia +6%, Cina -5%, Brasile -6%) ma con un profilo in rafforzamento anche grazie all’euro più favorevole. Decisamente positivo il trend dell’export della chimica fine e specialistica, ancora a +3,7% dopo il simile dato dell’anno passato. Questo incremento rende l’Italia il paese europeo con la migliore performance all’estero dal 2010 (insieme alla Spagna).

Rispetto alle prospettive, è chiaro che una ripresa è possibile solo nell’ipotesi che l’Europa torni a crescere e che l’Italia esca dalla recessione. Poste queste condizioni, le previsioni della sintesi Federchimica parlano di un +1,4% nel 2015. L’export dovrebbe rafforzarsi (+3,2% in volume dopo il +2,8% del 2014), condizionato da un contesto europeo ancora non brillante; al contempo, per la prima volta dopo 4 anni, ci si aspetta il primo segno positivo dal lato della domanda interna (+1,3%). In un quadro di diversificazione delle situazioni aziendali, specifica Federchimica, le imprese con le migliori prospettive saranno quelle a più forte proiezione internazionale, con un buon posizionamento competitivo dei clienti e con prodotti ad elevato contenuto tecnologico.

Nel bilancio del macrosettore chimico italiano va poi tenuto conto dei risultati eccellenti in termini di sostenibilità economica, sociale e ambientale (LEGGI ANCHE: Il rapporto Responsible Care). Anche grazie all’innalzamento del contenuto tecnologico dei prodotti, il calo del valore aggiunto risulta molto più contenuto di tanti altri settori industriali (-7% contro il -15% della media manifatturiera nel periodo 2007-2012) e ciò ha consentito anche di difendere meglio i livelli occupazionali (-10% contro -16%). Dal Rapporto GreenItaly 2014 la chimica risulta, inoltre, il settore con la più elevata quota di imprese che investono in tecnologie e prodotti a favore dell’ambiente (47%).

Tra i vari aspetti da segnalare nell’indagine, infine, anche il problema della perdita di competitività della chimica in Europa e in Italia. Secondo un’analisi del Cefic e di Oxford Economics, nel periodo 2008-12 la perdita di competitività della chimica si è tradotta in un 4% in meno di crescita dell’export europeo rispetto a quello mondiale. A causare questo calo sono il costo dell’energia (più alto anche del Nord America) e un contesto normativo non favorevole (come rivela anche il target unilaterale di riduzione dei gas serra del 40% entro il 2030). Problematiche che, inevitabilmente, sono amplificate in Italia.

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