Il primo italiano a vincere il Premio Merck è una ricercatrice | Chimici.info

Il primo italiano a vincere il Premio Merck è una ricercatrice

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È stato assegnato a Luisa Torsi, ricercatrice del Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, il premio Heinrich Emanuel Merck 2010 per le Scienze Analitiche. “È la prima volta – riferisce il rettore dell’Università di Bari, Corrado Petrocelli – che questo prestigioso premio internazionale è assegnato ad una donna e anche la prima volta che viene assegnato ad un italiano”.

Il premio, nato nel 1988, è  riservato a brillanti ricercatori sotto i 45 anni distinti per aver sviluppato ricerche di eccellenza e applicazioni di avanguardia –  spiega il rettore – e sarà consegnato al convegno EuChemMS a Norimberga, in Germania, il 31 agosto 2010. L’EuCheMS è il convegno annuale delle Società Europee delle Scienze Chimiche e Molecolari al quale parteciperanno più di 3000 ricercatori di tutta Europa.

La prof.ssa Torsi è stata scelta per l’attività di ricerca che svolge nel campo dei sensori chimici e biologici a base di semiconduttori organici che impiegano dispositivi ad effetto di campo come i transistori a film sottili. Tali componenti elettronici permettono di compiere misure analitiche ad elevata sensibilità. Questa tecnologia di grande interesse applicativo permette ad esempio la determinazione delle così dette specie chirali responsabili di molti effetti biologici in enzimi, anticorpi o altri recettori molecolari.

In particolare – è detto ancora nel comunicato dell’università – questo specifico lavoro è stato pubblicato nel 2008 dalla prestigiosa rivista Nature Materials ed è frutto della collaborazione del gruppo della professoressa Luisa Torsi con il gruppo del professor Naso, sempre del Dipartimento di Chimica, che si è occupato della progettazione e sintesi dei materiali organici.

L’attività di ricerca del gruppo della professoressa Torsi – è detto ancora – vede ricadute possibili nel campo del controllo della produzione di nuovi composti chimici ma anche di importanti principi attivi farmaceutici. Non solo, può avere un impatto anche nell’area della sensoristica integrata su substrati di plastica flessibile.

I dispositivi studiati sono in grado di analizzare composti presenti in un’atmosfera di gas o in un fluido biologico producendo un responso elettronico direttamente processabile da un computer. Le attività che si svolgono a Bari – è  detto ancora – sono infatti incentrate sulla realizzazione e studio di sensori innovativi basati su dispositivi elettronici che integrano recettori capaci di rivelare selettivamente specie che vengono prodotte per esempio dall’alterazione dei cibi o prodotti deperibili in genere.

In questo campo specifico si prevede che l’applicazione dei dispositivi sarà nel campo del packaging alimentare e l’idea futuristica è di realizzare imballaggi che siano anche in grado di scambiare informazioni sullo stato di conservazione dell’alimento contenuto. Altre applicazioni, secondo quanto riferisce la nota, si prevedono nel campo biomedicale con l’introduzione di nuovi sistemi di strip testing (i comuni test di gravidanza) che invece di fornire un segnale analogico (striscia che si colora) forniscono un segnale digitale. Naturalmente tali strip test elettronici devono essere prodotti allo stesso costo degli omologhi analogici.

Mettere insieme l’idea dello strip-test con la tecnologia dell’organica elettronica significa mettersi su una strada nella quale un domani si potranno realizzare sistemi diagnostici a costi bassissimi (tanto quanto il costo della stampa di un disegno su un foglio di carta) in grado però di operare come un dispositivo attivo in grado di acquisire e trasferire informazioni con una memoria centrale.

In passato il premio Heinrich Emanuel Merck è stato assegnato esclusivamente per risultati ottenuti nell’ambito della Chimica Analitica. Ora punta anche a gratificare ricercatori che lavorino nel campo delle Scienze della Vita e dei Biosensori.

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