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Chimica: la ricerca in Italia al "punto di non ritorno"

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È apparso un anno fa, su "La Chimica e l’Industria" l’articolo che prospettava un quadro negativo sul futuro della ricerca farmaceutica italiana relativamente ai farmaci basati su molecole a basso peso molecolare.

La Prof. Mosti della Società Chimica Italiana, metteva ben in evidenza la criticità delle decisioni prese dai vertici delle maggiori multinazionali (Pfizer, GlaxoSmithKline, Merck, in particolare) in merito alla sopravvivenza dei centri di ricerca che queste aziende possedevano in Italia.

Purtroppo, quanto riportato in quell’articolo ha costituito, di fatto, una facile e corretta profezia. Alcuni esempi, fra i tanti: il Centro IRBM di Pomezia ha chiuso i battenti, il centro di ricerca di Cell Therapeutics di Bresso è stato smantellato e infine, un mese fa, GSK ha annunciato la chiusura, entro pochi mesi, del centro di ricerca di Verona, fiore all’occhiello della ricerca farmaceutica italiana e riconosciuto dal WHO come centro di eccellenza per la ricerca nel campo delle neuroscienze.

La situazione costringerà ancora una volta la fuga di ricercatori qualificati verso altri paesi, dove, nonostante la crisi e la chiusura di centri di ricerca, gli investimenti continuano e vengono create alternative per sopperire ai cambiamenti indotti da ristrutturazioni e modifiche di piani strategici delle grandi aziende.

Un esempio illuminante in tal senso è rappresentato dalla decisione del Governo Inglese di ridurre le tasse sui proventi derivanti dai brevetti depositati in UK.

Invece la situazione della ricerca farmaceutica in Italia sia ormai arrivata ad un "punto di non ritorno" oltre il quale il danno al "sistema Paese", nell’immediato e nel futuro prossimo, sarà pesantissimo e prolungato nel tempo.

Negli anni 60 e 70, il nostro paese era ai vertici della ricerca farmaceutica, mentre oggi è in posizione di forte retroguardia; ciò che è stato distrutto in 30 anni deve essere ricostruito con un’eccezionale lungimiranza, che guardi sia al settore industriale che accademico.

Resta da chiedersi: perché oggi un giovane, che vuole iscriversi all’università, dovrebbe scegliere una facoltà scientifica in Italia? E più specificamente: perché dovrebbe scegliere un corso di laurea d’indirizzo chimico?

Fonte: Società Chimica italiana

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