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Appalti pubblici, in vigore le nuove direttive europee

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Promuovere una concorrenza leale e garantire il miglior rapporto qualità-prezzo, introducendo regole e criteri di aggiudicazione capaci di contrastare le diverse forme di dumping sociale, favorendo processi produttivi innovativi e rispettosi dell’ambiente e agevolare l’accesso alle gare delle piccole e medie imprese.

Questi i principali obiettivi del pacchetto di norme entrato in vigore il 17 aprile che, per la prima volta, stabilisce norme comuni per l’Unione europea in materia di appalti. Le tre direttive, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 28 marzo 2014, riguardano contratti di concessione, appalti e procedure nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali.

In dettaglio, la Direttiva 2014/24/Ue del 26 febbraio 2014 riguarda gli appalti pubblici e abroga la 2004/18/Ce; la Direttiva 2014/25/Ue del 26 febbraio 2014 abroga la 2004/17/Ce e riguarda le procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e servizi postali; la Direttiva 2014/23/Ue del 26 febbraio 2014, sull’aggiudicazione dei contratti di concessione.

Gli Stati membri avranno dunque tempo fino al 18 aprile 2016 per recepire le tre direttive che contengono, tra le principali i novità, semplificazione e maggiore flessibilità delle procedure d’appalto, attraverso il crescente ricorso all’autocertificazione e una rivisitazione delle procedure; promozione degli appalti elettronici in grado di favorire efficienza e risparmi di spesa; miglioramento dell’accesso al mercato delle piccole e medie imprese; vigilanza della correttezza delle procedure, mediante le norme dedicate ai conflitti di interesse e al comportamento illecito.

In materia di concessioni, invece, è stata introdotta una Direttiva dedicata che permette: la definizione di un chiaro quadro giuridico della materia e un maggior dettaglio della procedura di aggiudicazione; l’applicazione della normativa per concessioni di servizi e di lavori con valore pari o superiore ad euro 5.000.000 di euro; l’introduzione di una definizione più precisa di contratti di concessione con particolare riferimento al concetto di “rischio operativo sostanziale”; la precisazione dei casi in cui i contratti di concessione non sono soggetti all’applicazione delle norme sull’aggiudicazione delle concessioni, ovvero il cosiddetto “in house providing”.

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