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Per le malattie autoimmuni novita’ dalla ricerca

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Il pemfigo è una malattia cronica che causa la formazione di bolle non solo sul corpo ma anche su mucose interne (bocca, genitali, naso, faringe…). Appartiene alla categoria delle patologie autoimmuni, nelle quali il sistema immunitario aggredisce l’organismo al quale appartiene. Pur non essendo più mortale come ai tempi precedenti all’impiego del cortisone terapeutico, il pemfigo è curabile con terapie molto dannose per il paziente, soprattutto se utilizzate per lunghi periodi.

Grazie a una scoperta realizzata dall’Istituto di Ricerca in Biomedicina (Irb) di Bellinzona, affiliato all’Università della Svizzera Italiana (Usi), e dal gruppo del Laboratorio di Biologia Molecolare e Cellulare dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (Idi) di Roma, guidato da Giovanna Zambruno, è stato per la prima volta aperto il sipario sulle patologie autoimmuni, di cui il pemfigo rappresenta un caso tipico.

Il pemfigo è mediato da anticorpi diretti non contro agenti esterni, come batteri o virus, ma contro comuni costituenti dell’organismo umano, le desmogleine. Gli anticorpi autoreattivi presenti nel sangue dei pazienti affetti da pemfigo raggiungono la pelle e le mucose dove si legano alla desmogleina sulla superficie delle cellule epiteliali, interferendo con l’adesione cellulare e provocando la formazione delle bolle. Il team di ricerca ha isolato diversi anticorpi anti-desmogleine dal sangue dei pazienti affetti, scoprendo che quelli che causano la malattia sono diretti contro una particolare regione delle desmogleine. Inoltre è stato rilevato che le desmogleine non sono all’origine degli autoanticorpi, ma che questi sono stati prodotti contro altri antigeni, probabilmente un virus o un batterio, e sono diventati autoreattivi solo in seguito a mutazioni che avvengono nel processo di maturazione degli anticorpi.

Una volta isolato l’autoanticorpo del pemfigo, abbiamo cancellato da esso tutte le mutazioni, una ad una”, spiega Lanzavecchia. In questo percorso a ritroso il punto d’arrivo è stata la scoperta che l’anticorpo che aggredisce il suo organismo è nato da un normalissimo anticorpo, e che le mutazioni che questo subite progressivamente lo hanno portato ad assumere una funzione opposta.

La ricerca adesso si concentrerà da un lato sull’individuazione del bersaglio originario dell’anticorpo mutato, dall’altro sul meccanismo che genera la malattia; pur trattandosi di una scoperta che segna un passo importante nella ricerca in questo ambito infatti, ci vorranno ancora molti studi per arrivare a “mettere a punto futuri test e aprire la strada a future cure”, conclude Zambruno.

V.R.

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