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Paracetamolo presto in pensione

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Dopo sessant’anni di commercializzazione, il paracetamolo potrà andare presto in pensione. O, almeno, è quanto si propone un gruppo di scienziati provenienti da Francia, Svezia e Regno Unito, che ha aperto ufficialmente la caccia al sostituto.

Il team di studiosi ha infatti iniziato a sperimentare la produzione di molecole che abbiano lo stesso effetto antidolorifico ma senza le controindicazioni tossiche che caratterizzano il paracetamolo. Il punto di partenza è la scoperta meccanismo d’azione dell’antidolorifico, finora sconosciuto sebbene i farmaci antipiretici, antinfiammatori e antidolorifici che lo impiegano come principio attivo siano tra i più popolari e diffusi.

I ricercatori hanno identificato la molecola chiave che rende il paracetamolo efficace. Si tratta della proteina chiamata TRPA1 che si trova sulla superficie delle cellule nervose. Con degli esperimenti condotti sui topi, gli scienziati hanno potuto notare che, eliminando la TRPA1, il paracetamolo non ha alcun effetto.

Inoltre, il team ha scoperto che l’assunzione di paracetamolo induce la creazione di un dannoso sottoprodotto detto Napqui, responsabile degli effetti collaterali tossici osservati su fegato, reni e midollo spinale nei casi di sovradosaggio.

“Adesso che abbiamo capito il meccanismo principale del funzionamento di questa sostanza – afferma David Anderson del King’s College di Londra, uno degli autori dello studio -, possiamo iniziare la ricerca di molecole che funzionino allo stesso modo ma meno tossiche, che non comportino, insomma, complicazioni serie in caso di sovradosaggio”.

O.O.

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