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Ottenere biogas dalla canna comune e’ possibile

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Ottenere biogas a basso impatto ambientale utilizzando la canna comune: è il risultato di una ricerca realizzata dal Land Lab (Agricoltura, ambiente, territorio) dell’Istituto di scienze della vita della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, appena pubblicata sulla rivista “Bioresource Technology”. Dalle analisi svolte dal team di ricerca è emerso come la canna abbia fatto registrare un’elevata capacità di produrre metano, in particolare se soggetta al doppio raccolto durante l’anno. Da qui l’ipotesi di usare la canna come alternativa al mais, molto usato per alimentare i biodigestori per la produzione di biogas, che però pone il problema dell’alto impatto ambientale, oltre a essere utilizzato per l’alimentazione animale ed umana.

Secondo lo studio, la canna risulta particolarmente adatta alla produzione di biogas nell’area mediterranea perché ha una grande potenzialità produttiva come biomassa per uso energetico ed è una specie “poliennale”, resta cioè produttiva per 10-15 anni. Richiede inoltre bassi input tecnici ed agronomici ed ha un’ottima adattabilità a terreni marginali. Inoltre, non essendo utilizzata per l’alimentazione umana non sottrae terreno fertile per produrre cibo.

Il biogas è un biocombustibile gassoso che si ottiene da una fermentazione microbica, indicata anche come “digestione anaerobica”, della biomassa, che sia vegetale, animale e residuale, ed è costituito principalmente da biometano (50-70%), che agisce da vera sorgente energetica. Il prodotto della digestione microbica può essere utilizzato direttamente al posto dei combustibili fossili per produrre elettricità e calore, oppure per il contenuto in biometano che, isolato, può essere utilizzato come biocarburante per la rete dei trasporti o introdotto nella rete del gas naturale. Il basso impatto del processo viene garantito anche attraverso la possibilità di utilizzare il “digestato”, ovvero il residuo della digestione anaerobica, come fertilizzante organico.

L’analisi sperimentale del potenziale metanigeno (generatore di metano) della biomassa della canna e le prove di “digestione” sono state condotte presso il Cribe, il Centro interuniversitario biomasse da energia (Cribe) di San Piero a Grado, seguendo lo standard Uni En Iso 11734:2004, attraverso un sistema statico a ciclo chiuso progettato e realizzato dai ricercatori, per riprodurre e per simulare le reazioni biochimiche che avvengono nei “digestori” su scala reale.

I ricercatori del Land Lab parallelamente stanno studiando la possibilità di utilizzare come substrati per la digestione anaerobica anche altre biomasse residuali, come sanse, vinacce, buccette di pomodoro, panelli di spremitura delle alghe, materiali lignocellulosici, olii vegetali, grassi animali, carta da macero; tutti residui di vari processi agro-industriali che potenzialmente potrebbero inserirsi nella filiera del biogas.

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