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Neve chimica in Val Padana, tra verita’ e allarmismi

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In questi giorni, i venti gelidi provenienti dalla Russia, oltre ad abbassare fortemente le temperatura, hanno contribuito a generare quella che viene comunemente chiamata “neve chimica’, combinandosi con sostanze prodotte dall’inquinamento industriale come il solfuro di rame, l’ossido di rame, gli ioduri di mercurio, di piombo o di cadmio e i silicati.

Il fenomeno, che ha interessato l’area milanese, la zona bresciana e pure il Veronese, è abbastanza raro ma possibile: sono sufficienti basse temperature e alta umidità in aree pianeggianti e dove è elevata l’urbanizzazione e l’industrializzazione. Ma come avviene la formazione delle “neve chimica”? “Le particelle inquinanti – ha spiegato al Corriere della Sera Vincenzo Levizzani dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isaac) del Cnr – hanno una struttura simile a quella dei cristalli di ghiaccio esagonali e quindi funzionano bene da inneschi dei fiocchi di neve”.

Visto il gran parlare di neve chimica sui giornali e sul web in queste ultime ore, molti esperti sono intervenuti per cercare di spiegare il fenomeno e attenuare gli allarmismi che si sono scatenati sul pericolo di contaminazione. Innanzitutto sembra esserci un completo accordo sul termine improprio con cui viene chiamato il fenomeno. Daniele Cat Berro della Società Meteorologica Italiana ha affermato in un’intervista a Eco dalle Città: “Non si tratta di un fenomeno eccezionale. Era diventato meno frequente, però è improprio chiamarlo neve chimica, sarebbe più corretto chiamarla ‘nebbia congelante precipitante’, particolarmente frequente in zone urbane con forte presenza di insediamenti industriali, laddove l’abbondante particolato in sospensione può favorire l’aggregazione nei bassi strati atmosferici – entro la nebbia – di piccoli cristalli di ghiaccio che poi precipitano imbiancando lievemente il suolo. Questo fenomeno può prodursi in una zona specifica di una città senza investire altri quartieri”.

Niente di preoccupante, quindi, per la salute umana. O meglio, non più del solito. “Per fortuna – ha sottolineato Levizzani al CdS – questo tipo di nevicate in genere non possono durare a lungo per la semplice ragione che esaurite le particelle inquinanti cessa anche la nevicata. Tuttavia è l’inequivocabile segnale di una situazione ambientale grave con livelli che richiederebbero degli interventi decisivi per porvi rimedio”.

O.O.

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