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Monitoraggio della radioattività: potenziato il controllo

Alla riunione della Rete nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale il punto sul sistema di monitoraggio, con un focus sulle radiazioni ionizzanti

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La rete di monitoraggio sulla radioattività potenzia le sue attività: ad annunciarlo è l’Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che ne è coordinatore tecnico unico. La rete si chiama Resorad, acronimo di Rete nazionale di Sorveglianza della Radioattività ambientale e segue le “Linee guida sul monitoraggio della radioattività” prodotte nel 2012 dal Sistema Nazionale della Protezione dell’Ambiente.

L’organo si avvale dei rilevamenti e delle misure effettuate da tutte le Agenzie regionali e provinciali per la protezione ambientale (Arpa Appa), dalla Croce Rossa Italiana e dagli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (Izs), per un totale di 33 laboratori che producono in media 12.000 dati per anno, di cui circa il 30% sono campioni alimentari e il 70% ambientali.

L’occasione per fare il punto sulla situazione della radioattività in Italia è stata la riunione dei soggetti coinvolti in Resorad presso il Minambiente dello scorso 18-19 giugno 2015. Nel corso delle due giornate di Resorad, sono stati discussi e presentati 16 documenti tra manuali, linee guida e indirizzi metodologici di riferimento, alla redazione dei quali hanno contribuito più di 60 esperti del Sistema Nazionale della Protezione dell’Ambiente, dell’Istituto Superiore di Sanità, del Ministero della Salute, dell’Enea, della Croce Rossa Italiana e degli Izs.

La riunione ha permesso di fare il punto anche sulla direttiva Euratom n. 59 sulle norme di sicurezza per la protezione dalle radiazioni ionizzanti, che dovrà essere recepita a livello nazionale entro il 2018; oltre a stabilire le norme fondamentali di sicurezza sulla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti, la Direttiva regolamenta, per la prima volta, l’esposizione al radon nelle abitazioni.

Ad oggi, in Italia, l’esposizione più rilevante della popolazione alle radiazioni ionizzanti (in assenza di eventi incidentali) resta però quella naturale. Il radon – gas naturale radioattivo, presente ovunque nei suoli ed in alcuni materiali impiegati in edilizia – rappresenta in assoluto la principale fonte di esposizione a radiazioni ionizzanti per la popolazione: all’aria aperta si disperde rapidamente non raggiungendo quasi mai concentrazioni elevate, mentre nei luoghi chiusi (case, scuole, ambienti di lavoro, etc.) tende ad accumularsi fino a raggiungere, in particolari casi, concentrazioni ritenute inaccettabili in quanto causa di un rischio eccessivo per la salute.

fonte: Ispra

fonte: Ispra

“L’esposizione al gas radon avviene prevalentemente negli ambienti residenziali e nei luoghi di lavoro”, spiega la nota Ispra. “La concentrazione media in Italia è superiore alle medie europea e mondiale. Lazio, Lombardia, Campania e Friuli Venezia Giulia sono le regioni con le concentrazioni medie maggiori. Un efficiente e tempestivo sistema di sorveglianza si rende dunque necessario non solo nelle Regioni maggiormente esposte, ma su tutto il territorio nazionale”.

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