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Milano dice si’ alla raccolta della frazione organica

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A partire dal 2012 la città di Milano sta sperimentando, in forma graduale quartiere per quartiere, la piccola grande rivoluzione della gestione dei rifiuti organici, comunemente detta ‘dell’umido‘. L’iniziativa, a neanche due anni dall’avvio, sta avendo riscontri molto positivi tra la cittadinanza, almeno stando a quel che sostiene una recente indagine di Ispo, presentata nei giorni scorsi presso il Comune.

Secondo il 60% dei milanesi la raccolta dell’umido domestico (che interessa il 75% degli abitanti) è “necessaria, doverosa, imprescindibile e attesa da tempo”. La raccolta degli scarti di cucina non è vissuta come impegnativa: per il 90% degli intervistati è ‘accettabile’ avere in casa una bidoncino per l’umido, gettare i sacchetti in un bidone condominiale dedicato, e ricordarsi di rifornirsi degli appositi sacchetti. Addirittura, 6 milanesi su 10 che hanno già iniziato dal 2012 la raccolta dell’umido dichiarano che raccogliere i rifiuti organici abbia contribuito ad aumentare l’attenzione nei confronti di tutto il resto della differenziata.

Ovviamente permangono aspetti di dubbio, comprensibili in funzione della novità introdotta: il 40% segnala difficoltà nel comprendere la tipologia di rifiuti da gettare nel bidone dell’umido e come reperire i sacchetti da utilizzare (40%). Di contro, viene giudicato efficiente il servizio di ritiro (dal 79% dei milanesi).

Ma quali sono i vantaggi della raccolta dell’umido? Li comunica Novamont, che sta collaborando con Comune e Amsa(e Virosac nella 3a fase) alla promozione della raccolta dell’umido attraverso la fornitura gratuita di 700 mila sacchetti in Mater-Bi, bioplastica biodegradabile e compostabile secondo lo standard internazionale EN 13432.

Secondo Novamont, per ogni tonnellata di rifiuto organico avviato al compostaggio si può stimare un risparmio di 94,9 kg CO2. Nel momento in cui a Milano saranno raggiunti a regime circa 130 mila tonnellate di scarti organici avviati a compostaggio, il taglio sarà di circa 12.337 tonnellate di CO2 annue.

Dalle analisi merceologiche emerge che la contaminazione media dell’umido raccolto a Milano è del 4,27%, un risultato notevole date le dimensioni della metropoli. Tra le criticità, viene segnalato l’aumento nell’utilizzo di sacchetti non compostabili (il 40% oggi, contro il 20% della fase di avvio della raccolta). “Un dato che suscita un certo allarme”, spiega Novamont, “e che giustifica iniziative volte a garantire un maggiore rispetto della normativa attualmente in vigore sia sui sacchi da utilizzare per raccolta dell’umido che su quelli da commercializzare per l’asporto di merci, considerato che 1 sacco compostabile su 2 di quelli attualmente utilizzati per raccogliere l’umido è uno shopper bio”.

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