Lo shampoo al Parmigiano: ecco la cosmesi del futuro | Chimici.info

Lo shampoo al Parmigiano: ecco la cosmesi del futuro

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Un progetto di ricerca altamente innovativo realizzato dal Dipartimento di chimica industriale dei materiali dell’Università di Bologna insieme alla PhenBiox, una società di giovani ricercatori nata come spin off universitario dell’ateneo felsineo ha sviluppato una tecnologia che ha portato alla realizzazione di una linea di prodotti unici nel loro genere.

Si tratta cosmetici, ottenuti dagli scarti dei prodotti agroalimentari biologici o di presidi di Slow Food. Sono sei prodotti per l’igiene e la cura di pelle e capelli, certificati biologici ottenuti impiegando come principi attivi, i residui di lavorazione dei migliori prodotti alimentari italiani, nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità locale, seguendo il concetto di “filiera corta” e di produzione a “chilometri zero”.

Questa linea utilizza un’elevatissima percentuale di principi funzionali ottenuti con l’utilizzo di bioliquefatti molecolari al posto dei tradizionali estratti. Questa biotecnologia permette tre vantaggi immediati: aumenta l’efficacia del prodotto, in quanto vi è una maggior percentuale di principio attivo; aumenta la sicurezza del prodotto, non essendo utilizzati solventi chimici; aumenta la sostenibilità ambientale della produzione.

Le tecnologie di bioliquefazione comportano una riduzione degli scarti e di trattamenti di smaltimento dell’industria agroalimentare dal momento che le biomasse prodotte in questo settore diventano una fonte di molecole altamente attive e un risparmio di risorse non rinnovabili dal momento che non vengono utilizzati solventi bensì acqua, e vanno inoltre incontro alle più recenti tendenze di sostenibilità ambientale alle quali i consumatori sono sempre più attenti.

Tramite i biocatalizzatori, che operano tagli molecolari mirati, è possibile liberare i principi attivi dalle maglie delle strutture vegetali, senza alterare o danneggiare il residuo vegetale rimanente, che può quindi essere smaltito come un normale rifiuto organico, cosa che invece non avviene con l’estrazione tramite solventi. Inoltre, grazie alle tecniche di bioliquefazione, è possibile estrarre un maggior numero di principi attivi di origine vegetale.

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