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Le microalghe contro il tumore della cervice uterina

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Annoverate tra i più antichi gruppi di esseri viventi, le microalghe crescono in terreni di coltura dalla composizione relativamente semplice, a spese della Co2 atmosferica e dell’energia solare ed hanno una produttività molto superiore a quella delle piante terrestri. Inoltre le microalghe sono prive di patogeni umani conosciuti e possono essere cresciute in condizioni sterili, un fatto essenziale per la produzione di biofarmaci.

Una ricerca italiana oggi è riuscita a utilizzare le microalghe nella battaglia contro il tumore della cervice uterina. La scoperta, documentata in un articolo apparso su Plos One, si deve a un team coordinato dagli studiosi Giovanni Giuliano e Rosella Franconi dell’Enea e Aldo Venuti dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (Ire).

Il cancro del collo dell’utero è dovuto all’infezione da ceppi oncogenici, cioè che causano tumore, del virus del papilloma umano (Hpv). Attualmente i vaccini disponibili sono preventivi, cioè impediscono l’infezione ma non proteggono i soggetti già infettati dal successivo sviluppo del tumore. Senza contare che il loro costo elevato ne impedisce la diffusione in aree del mondo a basso reddito, dove i rischi di infezione sono maggiori.

Il virus Hpv induce la formazione di tumori inserendosi all’interno delle cellule epiteliali dell’utero e producendo una serie di proteine che ne causano la proliferazione incontrollata. Queste proteine, che sono espresse dalle cellule tumorali, sono dei possibili obiettivi per la formulazione di vaccini terapeutici, che proteggano soggetti già infettati dal successivo sviluppo del tumore.

La scoperta è stata realizzata introducendo nella microalga Chlamydomonas reinhardtii il gene per una di queste proteine, la proteina E7. Il gene è stato modificato in modo da abolire le proprietà oncogeniche della proteina, ma non la sua capacità di indurre una risposta immunitaria. La proteina prodotta in Chlamydomonas è stata purificata ed iniettata in topi, inducendo una risposta immune e proteggendoli dalla successiva iniezione di cellule tumorali. Il 60% dei topi vaccinati con la proteina E7 prodotta da Chlamydomonas non ha sviluppato tumori 13 settimane dopo l’iniezione di cellule tumorali, contro lo 0% dei topi non vaccinati. Il risultato ottenuto dai gruppi Enea e Ire apre la strada per applicazioni delle microalghe nel settore della produzione di vaccini terapeutici.

Nel video di seguito Rossella Franconi, del Laboratorio Biotecnologie dell’Enea, spiega come è stato ottenuto questo vaccino vegetale a basso costo e sicuro.

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