Le cellule tumorali si muovono come 'stormi di uccelli' | Chimici.info

Le cellule tumorali si muovono come ‘stormi di uccelli’

La scoperta di un team Ifom-Unimi: le cellule tumorali dei linformi si espandono secondo strategie di movimento ben precise, e persino con un leader

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Le cellule tumorali tendono a muoversi e migrare in forma aggregata, come ‘stormi di uccelli’: ad affermarlo è un recente studio condotto dall’Ifom (Istituto Firc di oncologia molecolare) e dall’Università degli Studi di Milano, pubblicato sulla rivista internazionale Current Biology.

Secondo lo studio le cellule tumorali B, tipiche di alcuni tumori liquidi come il linfoma, migrano in gruppi di almeno 23 elementi, si muovono in modo autonomo e apparentemente casuale, ma perfettamente coordinato e compatto. Addirittura c’è un leader che guida il gruppo, indicando le strategie di movimento e la rotta della migrazione.

Per garantire l’efficacia della migrazione, un membro del gruppo dà costantemente il cambio al leader di turno, più esposto ai fattori ambientali, consentendogli di ricaricarsi. Solo così riescono ad arrivare alla loro destinazione e qui proliferare. In particolare è emerso che le cellule tumorali aggregate in gruppo siano più sensibili agli stimoli migratori impartiti dalla chemochina, il loro “carburante” molecolare, e acquisiscano così la capacità di invadere più efficacemente i tessuti, di resistere alla morte cellulare e, alla fine, di raggiungere i linfonodi e colonizzare organi distanti, causando metastasi. La capacità di aggregazione cellulare è osservabile in linfomi, ed in leucemie croniche, ma e’ tipica anche di tumori solidi come il tumore al seno, il tumore al colon e i melanomi.

L’osservazione è stata ottenuta ‘in diretta’ grazie alla microscopia in tempo reale combinata con saggi di chemiotassi in vitro e tecniche di imaging avanzato. “Con una concentrazione bassa di chemochina una cellula B maligna e solitaria non migra, mentre un aggregato di cellule dimostra un’aumentata capacità migratoria”, spiega Gema Malet-Engra, prima autrice della ricerca. “Se lo stimolo chemiotattico viene intensificato la cellula singola va incontro al fenomeno della migrazione revertita: per eccesso di “carburante” una volta giunta al linfonodo rimbalza e torna indietro. Al contrario gli aggregati di cellule continuano a muoversi compatti in maniera direzionale.”

Applicando poi all’osservazione delle cellule migranti parametri fisici analoghi a quelli utilizzati in ambito etologico, i ricercatori hanno costatato che le cellule tumorali presentano delle dinamiche comportamentali e relazionali di fatto identiche a quelle tipiche di tutte le entità migratorie come gli uccelli o le sardine, che tendono a muoversi in gruppo per confondere l’aggressore.

“Quanto emerge è che alla base della capacità di aggregazione e dell’efficienza delle strategie di migrazione vi è una impeccabile meccanismo di comunicazione cellula-cellula” spiega Giorgio Scita, direttore dell’unità di ricerca Meccanismi di migrazione delle cellule tumorali presso Ifom e professore all’Università degli Studi di Milano. “Prospetticamente l’obiettivo a livello clinico sarà quindi di individuare un inibitore che sia in grado di interferire con questi meccanismi di comunicazione intercellulare e disgregare il gruppo, eliminando o riducendo la capacità di migrazione e di chemiotassi”.

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