Le 'biofabbriche verdi' per medicinali e cosmetici | Chimici.info

Le ‘biofabbriche verdi’ per medicinali e cosmetici

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Sebbene oltre il 30% dei principi attivi usati in medicina e cosmesi siano di derivazione vegetale, per motivi di costo o di disponibilità della materia prima molti di essi vengono sintetizzati chimicamente. L’eccessiva dipendenza dai prodotti chimici di sintesi sta spingendo i ricercatori verso lo studio dei meccanismi con cui tali sostanze sono prodotte, in modo da usare le piante come “biofabbriche” per la loro produzione.

Il tema è al centro di un nuovo progetto di ricerca, partito lo scorso novembre 2013 e denominato Disco, che sta per “From Discovery to products. A next generation pipeline for the sustainable generation of high-value plant products”. Finanziato dall’Unione europea con 6,5 milioni di euro, il progetto è coordinato dal Prof. Paul Frase dell’Università di Londra Royal Holloway e vede la partecipazione di 15 università, enti pubblici di ricerca e aziende di 7 Paesi.

Tra esse, l’italiana Enea, tramite il gruppo coordinato dal prof. Giovanni Giuliano, responsabile del laboratorio biotecnologie verdi, e che contribuisce al progetto tramite la sua esperienza nel settore della genomica biochimica, disciplina che studia come la composizione genetica di un organismo influenza la sua composizione biochimica, fra cui anche il contenuto di sostanze bioattive.

In particolare, Disco è focalizzato su due importanti famiglie di piante, le Solanacee e le Iridacee, di cui fanno parte rispettivamente piante medicinali come la belladonna e spezie come lo zafferano. Queste piante sono state usate come medicine naturali fin dall’antichità e sono delle promettenti fonti di sostanze bioattive appartenenti alle classi degli alcaloidi e degli isoprenoidi. Il progetto Disco mira a scoprire i geni preposti alla sintesi di alcune di tali sostanze bioattive e mettere in piedi delle linee produttive basate sulla materia prima vegetale, sostituendo la sintesi chimica ed incentivando la creazione di “biofabbriche verdi” con un ridotto impatto ambientale.

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