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La “Particella di Dio” fa progressi

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In occasione di un seminario che si è tenuto lo scorso 13 dicembre al CERN di Ginevra, le collaborazioni ATLAS e CMS hanno reso pubblici i risultati dell’avanzamento delle loro ricerche sul “Bosone di Higgs” del Modello Standard. Comunemente noto come la “Particella di Dio”, perché in essa risiederebbe l’origine della massa, adesso serba meno segreti per la scienza, rispetto a quando sono iniziati gli studi. E’ stata, infatti, effettuata l’analisi di un volume dati tanto ampio e il progresso è stato talmente sensibile, da richiederne la pubblicazione. Tuttavia, non è ancora possibile stabilire l’esistenza o la non esistenza del Bosone.

Si è scoperto che se la particella di Dio dovesse esistere realmente, essa però avrebbe una durata di vita estremamente breve. La sua scoperta è basata sull’osservazione di particelle prodotte dalla sua disintegrazione, che avviene in modi diversi. ATLAS e CMS le hanno studiate tutte e i loro risultati differiscono di poco tra loro.

Sono stati individuati, ad esempio, parti della massa in una piccolissima zona compresa tra 124 e 126 miliardi di elettronvolt (GeV), grazie agli esperimenti effettuati dall’acceleratore LHC(Large Hadron Collider), coordinati da Fabiola Giannotti e Guido Tonelli. Avendo ristretto a tal punto il campo d’osservazione, la conferma definitiva della spiegazione dell’esistenza della massa o della materia oscura presente nel 25% dell’Universo potrebbe giungere a fine del 2012.

Le conclusioni che gli scienziati hanno tratto dal rilevamento della possibile presenza del bosone di Higgs intorno ai 125 GeV sono che esso potrebbe essere più leggero del previsto, elemento che contrasta la teoria fin’ora accettata ma completa la teoria del Modello Standard. 

C.C.

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