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La mielina ‘sconosciuta’ che rivoluziona le neuroscienze

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160 anni di neuroscienze rivoluzionati da una scoperta realizzata ad Harvard ma ‘firmata’ da una ricercatrice italiana: la mielina, la sostanza di rivestimento conosciuta per il suo ruolo essenziale nella trasmissione degli impulsi delle cellule nervose non sarebbe distribuita in modo ubiquo, come si riteneva finora, ma sarebbe concentrata tra specifici gruppi di neuroni.

La scoperta, pubblicata nei giorni scorsi sul magazine Science, è stata realizzata da un team dell’Harvard Stem Cell Institute (Hsci), capeggiato dall’italiana Paola Arlotta, in collaborazione con il Massachusetts Institute of Technology (Mit). Nel team, anche Giulio Srubek Tomassy, anch’egli ad Harvard, e Alessandro Vercelli del Istituto di Neuroscienze Cavalieri Ottolenghi dell’Università di Torino.

“La mielina è una scoperta relativamente recente durante l’evoluzione”, spiega Arlotta. “Si ritiene che la mielina abbia permesso al cervello di comunicare molto velocemente alle parti più remote del corpo, e abbia dotato lo stesso dell’abilità di compiere funzioni d’alto livello”. Infatti la perdita di mielina è riscontrata in un ampio numero di malattie come la sclerosi multipla e la schizofrenia.

La nuova ricerca, tuttavia, mostra che nonostante il ruolo estremamente importante della mielina per il cervello, “alcuni dei più evoluti complessi neuronali del sistema nervoso hanno meno mielina di altri più antichi”, continua Arlotta.

Nella letteratura neurobiologica finora disponibile la mielina è mostrata sugli assoni come una sequenza di segmenti mielinici separati da nodi molto corti senza mielina. “Tale distribuzione”, continua la ricercatrice, “fu considerata tacitamente essere sempre la stessa su ogni neurone, dall’inizio alla fine dell’assone. La nuova scoperta mostra che non è così”.

Fig.: Una ricostruzione al computer di tre neuroni degli strati superficiali della corteccia visiva di topo, dove è possibile visualizzare la mielina in bianco. (fonte: Daniel Berger e Giulio Tomassy)

Infatti, secondo lo studio, i neuroni più vicini alla parte superiore del cervello nella corteccia cerebrale, cioè la parte più evoluta, mostrano ‘possedere’ meno mielina. Inoltre, lungo questi tratti del cervello, l’organizzazione della mielina lungo gli assoni appare ‘intermittente‘, secondo una disposizione che non era mai stata riscontrata.

Tra i possibili benefici della scoperta, si possono ipotizzare ricadute importanti nell’ambito del trattamento di malattie segnate dalla perdita progressiva di mielina, come per l’appunto la sclerosi multipla, poiché una maggiore conoscenza sulla produzione e distribuzione di essa nelle prime fasi di sviluppo del cervello potrà portare all’individuazione di nuovi “bersagli” terapeutici.

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