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Italia del riciclo 2014: il settore della gestione dei rifiuti vale 34 miliardi

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Mentre calano consumi e produzione manifatturiera, in Italia l’industria dei rifiuti cresce costantemente, confermando che il Paese vive una concreta fase di transizione verso la green economy. Il settore della gestione dei rifiuti è cresciuto negli ultimi 5 anni sia in termini di numero di addetti (+13%) che di aziende (+10%), il 94% delle quali svolge attività di recupero. Il volume di affari è di circa 34 miliardi di euro, con un valore aggiunto generato in totale di circa 8 miliardi di euro, valutabile in oltre mezzo punto percentuale del Pil nel suo complesso.

A riferire questi dati è lo studio annuale “L’Italia del riciclo 2014”, promosso e realizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e da Fise Unire, l’associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti. Si tratta di un’edizione speciale dello studio, che oltre ad approfondire le dinamiche delle diverse filiere del recupero, fornisce uno spaccato sulle dimensioni economico-finanziarie del comparto negli ultimi anni (2008-2012).

Le imprese che in Italia svolgono un’attività di recupero dei rifiuti sono in totale oltre 9mila, principalmente micro-imprese con meno di 10 addetti. Un dato significativo, come detto, se si considera che il manifatturiero registra un tasso netto di natalità di aziende negativo (-11%). Cresce anche il riciclo degli imballaggi, +1% in termini assoluti, confermando la capacità di tenuta del settore, sia pure tra le mille difficoltà dell’attuale stato di crisi: 7,633 milioni di tonnellate contro le 7,562 del 2012 e le 7,511 del 2011. L’incremento riguarda tutte le filiere con gli exploit nel tasso di riciclo in alcuni comparti come carta (86%), acciaio (74%) e vetro (65%).

Più discontinui i risultati delle altre filiere: in calo in particolare i quantitativi di materiali ottenuti dalla bonifica e dalla demolizione di veicoli fuori uso avviati a reimpiego, riciclo e recupero di energia e la raccolta pro-capite media nazionale di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Sui Raee, in particolare, va detto che il dato (3,8 kg/ab), pur essendo solo leggermente inferiore all’obiettivo attuale di 4 kg/ab, è ancora lontano dai target ben piu’ ambiziosi fissati dalla nuova direttiva appena recepita in Italia.

Per il recupero dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione (39,8 milioni di tonnellate, pari a un tasso di recupero del 69%), l’incompletezza dei dati disponibili sulla produzione reale degli stessi non consente di valutare il concreto raggiungimento dell’obiettivo (70%), mentre per la raccolta dei tessili (nel 2013 110.900 tonnellate, pari a una media nazionale di 1,8 kg/ab) c’è ancora molto spazio per ulteriori incrementi.

Notevoli sono, infine, le prospettive di crescita per il settore del riciclaggio a livello nazionale ed europeo. Si stima infatti che la prevenzione dei rifiuti, l’ecodesign, il riuso e misure simili possano generare un ulteriore risparmio pari a 600 miliardi di euro e ridurre le emissioni di gas serra dal 2 al 4%. Il conseguimento dei nuovi obiettivi in materia di rifiuti creerebbe circa 600mila nuovi posti di lavoro, rendendo l’Europa più competitiva e riducendo la domanda di risorse scarse e costose.

Le misure proposte, che consentirebbero peraltro di ridurre l’impatto ambientale, prevedono il riciclaggio del 70% dei rifiuti urbani e dell’80% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030 e, a partire dal 2025, il divieto di collocare in discarica i rifiuti riciclabili.

A far da contraltare ai dati positivi restano, secondo i promotori del rapporto, una serie di ostacoli significativi alle attività di riciclo, che impediscono di raggiungere obiettivi più ambiziosi. Vengono richieste regole chiare e applicabili e soprattutto tempi più ragionevoli per il rilascio delle autorizzazioni ambientali.

“Proprio in considerazione delle dimensioni di queste imprese”, ha evidenziato Anselmo Calò, Presidente di Unire, “le profonde carenze ed inefficienze che affliggono il settore, a livello soprattutto normativo ed amministrativo, sono ancora più difficili da sopportare, specie in una fase di recessione come quella attuale. Troppi sono i decreti e i regolamenti attesi da tempo: tra questi il decreto sui criteri di assimilazione, i criteri End of Waste, le linee guida per il rilascio delle autorizzazioni, gli standard per il trattamento di alcune tipologie di rifiuti, la disciplina della preparazione per il riutilizzo. La gestione efficiente delle risorse – e quindi anche dei rifiuti – è un pilastro sempre più importante per la qualità e la competitività dell’economia e per lo sviluppo di una green economy in grado di assicurare una crescita durevole, migliore benessere e tutela dell’ambiente”.

Leggi il rapporto completo “L’Italia del riciclo 2014” qui.

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