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Il rapporto Anvur sulle universita’ italiane

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Una fotografia completa e dettagliata del mondo della ricerca italiano, ‘costata’ due anni di intenso lavoro, che ha coinvolto oltre 450 esperti organizzati in 14 gruppi, impegnati a valutare 184.878 prodotti di ricerca secondo diversi parametri.

È il Rapporto Finale della Valutazione della Qualità della Ricerca 2004-2010 (Vqr), pubblicato nei giorni scorsi – e in anticipo rispetto al cronoprogramma previsto – dall’Anvur, l’Agenzia per la valutazione del sistema universitario e della Ricerca. Un lavoro complesso, interamente visibile online, che ha valutato le 133 strutture all’interno delle 14 aree scientifiche definite dal Consiglio Universitario Nazionale: in particolare, sono state giudicate 95 università, 12 enti di ricerca vigilati dal Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca (Miur) e 26 enti “volontari” (9 enti di ricerca e 17 consorzi interuniversitari).

Per ogni struttura sono stati calcolati sette indicatori di area legati alla qualità dei prodotti di ricerca e dei processi di reclutamento, alla capacità di attrarre risorse esterne e di creare collegamenti internazionali, alla propensione alla formazione per la ricerca e all’utilizzo di fondi propri per finanziare la ricerca e al miglioramento della performance scientifica rispetto all’esercizio di valutazione precedente. In aggiunta, sono stati individuati altri otto indicatori legati alla “terza missione”, per valutare il grado di apertura al contesto socio-economico con attività di valorizzazione e trasferimento delle conoscenze sia a vocazione tecnologica, come l’attività di consulenza conto terzi e i brevetti, che riferibili alle scienze umane, come gli scavi archeologici o la gestione dei poli museali.

Effettuando una somma tra le eccellenze all’interno delle singole aree tematiche valutate, emerge che la ‘grande università’ più virtuosa è quella di Padova, seguita da Milano Bicocca, Verona, Bologna e Pavia. Fra le università di medie dimensioni valutate per aree la prima è Trento, Bolzano, poi Ferrara, San Raffaele di Milano, Piemonte Orientale e Ca’ Foscari di Venezia. Le piccole università più affermate nelle 14 aree sono la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, la Normale di Pisa, Luiss di Roma, Sissa di Trieste e Campus Biomedico di Roma.

Valutando un altro fattore, cioè mettendo a confronto la produttività di ogni università con le sue dimensioni, emerge fra le grandi università il primato di Siena (punteggio del 35,7%), seguita da Verona (34,4%), Milano Bicocca (31,2%), Padova (30,4%) e il Politecnico di Milano (25,2%).

Tra le università di medie dimensioni al primo posto per capacità innovativa risulta l’Istituto San Raffaele di Milano (106,1%), e tra le piccole università al primo posto c’è lo Iuss di Pavia (196,4%).

In merito agli enti di ricerca, emerge il buon risultato dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) per la fisica e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) nella valutazione sulla qualità. Il segno meno si riscontra invece per l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e per il più grande ente pubblico di ricerca, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).

Di seguito, ecco le prime posizioni nella graduatoria per l’ambito delle Scienze chimiche:

I dati completi sono consultabili qui.

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