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Il litio può provocare l'ipotiroidismo

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Utilizzato in tutto il mondo è usato per trattare il disturbo bipolare nonché la depressione resistente, il litio può essere correlato all’ipotiroidismo. Nello specifico, un’elevata assunzione di tale sostanza attraverso le acque freatiche può scatenare la malattia.

Ad affermarlo è una nuova ricerca, presentata sulla rivista Environmental Health Perspectives e condotta da ricercatori svedesi, che hanno rilevato alte concentrazioni di questo elemento nei villaggi delle Ande argentine, dove le persone trattate per il disturbo bipolare presentavano un’alterata funzione della tiroide.

Il progetto di studio è stato in parte finanziato dal Phime (Public health impact of long-term, low-level mixed element exposure in susceptible population strata), che ha ricevuto 13,43 milioni di euro attraverso l’area tematica “Sicurezza alimentare” del Sesto programma quadro dell’Ue. Si tratta di uno dei circa 30 studi che contribuiscono agli obiettivi Phime sull’impatto possibile dei metalli tossici su alcune importanti malattie che gravano pesantemente sulla salute pubblica.

Ai fini dell’indagine, i ricercatori hanno valutato le donne in una serie di villaggi del monte Puna. “La quantità di litio che le donne sudamericane ingeriscono attraverso l’acqua potabile corrisponde forse a un decimo di quello che un paziente assumerebbe giornalmente per curare il disturbo bipolare – ha spiegato la dottoressa Karin Broberg, medico del lavoro e ambientale presso l’Università di Lund in Svezia e autrice principale dello studio -. Ma, dall’altra parte, esse assumono il litio per tutta la vita, anche da prima della nascita. Che cosa questo implichi per la loro salute in realtà non lo sappiamo. Per questo motivo stiamo pianificando un nuovo studio che metterà a confronto la salute di due gruppi di madri e bambini: rispettivamente, quelli con i livelli di litio più alti e più bassi nel sangue”.

Gli esperti dicono che le Ande sono la patria di molti elementi e la Bolivia ha grandi riserve di litio nel suo deserto salino, Salar de Uyuni. Precedenti ricerche condotte nella provincia del Salta, nell’Argentina nord-occidentale, hanno trovato che alti livelli di litio, arsenico, cesio, rubidio e boro erano presenti sia nell’acqua potabile che nell’urina delle donne locali che hanno partecipato allo studio.

Utilizzando la spettrometria di massa nel loro studio, gli scienziati hanno misurato il contenuto di molte sostanze contemporaneamente, rendendo il metodo molto più efficace rispetto alle tecniche convenzionali che permettono di analizzare solo una sostanza alla volta. Per maggiori informazioni, visitare il sito dell’Università di Lund all’indirizzo www.lunduniversity.lu.se.

O.O.

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