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Il DNA che "spegne" la chemioterapia

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Negli Stati Uniti, i ricercatori dell’University of Illinois hanno sviluppato un nuovo approccio alla chemioterapia contro il cancro, utilizzando brevi filamenti di DNA che permettono l’azione dei farmaci direttamente sulle cellule cancerogene, con la novità che l’azione farmacologica può essere fermata in caso di complicazioni.

La chemioterapia ha notoriamente spiacevoli effetti collaterali, essa colpisce cellule sane, così come cellule cancerogene. Un’importante sfida, dunque, è stata quella di trovare il modo di inviare i farmaci esclusivamente alle cellule malate evitando le cellule sane.

Il ricercatore Yi Lu e i suoi collaboratori, per la prima volta hanno ottenuto un modo per combinare la strada del packaging del farmaco che permette il riconoscimento delle cellule malate grazie ad un nuovo sistema, insieme alla possibilità di inattivare il farmaco stesso in caso di necessità.

I ricercatori hanno utilizzato come chemioterapico il cisplatino, un farmaco anticancro ampiamente utilizzato, estremamente potente, che ha però notevoli effetti collaterali. Essi hanno impaccato il farmaco nei liposomi, piccole sacche (diametro di circa 200 nm) di lipidi simili a quelli delle membrane cellulari.

Per aiutare i liposomi a trovare le cellule cancerogene, i ricercatori li hanno dotati di brevi filamenti di DNA (conosciuti come aptamers) noti per associarsi alla nucleolina, proteina di superficie che è presente in elevate quantità all’esterno di cellule a crescita veloce, come le cellule cancerogene. In questo modo il farmaco agirà soltanto sulle cellule malate.

Utilizzando un colorante fluorescenti per “vedere” le molecole, i ricercatori hanno utilizzato come target le cellule tumorali della mammella e hanno dimostrato che il coniugato aptamer-liposomi raggiunge le cellule tumorali con elevata efficienza.

I ricercatori spiegano: “Solo quando la nucleolina, è presente sulla superficie cellulare, i liposomi funzionalizzati con i frammenti di DNA aptamers sono acquisiti dalla membrana cellulare, e perciò  il farmaco è internalizzato dalla cellula”.

L’uso degli aptamers basati sul DNA come parte del meccanismo di recapito dei farmaci ha il vantaggio supplementare che può essere “spento” tramite iniezione di filamenti complementari al DNA utilizzato. Il DNA complementare (cDNA) agisce come un antidoto. In teoria, ciò potrebbe consentire ai medici di disattivare un farmaco chemioterapico dopo l’iniezione se si dovessero osservare effetti collaterali imprevisti.

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