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Il Blaise Pascal vinto da un chimico italiano

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Un altro riconoscimento internazionale al chimico bolognese Vincenzo Balzani, colui che da quasi dieci anni continua ad essere fra gli scienziati più autorevoli al mondo.

L’Accademia europea delle scienze (Eas) ha, infatti, deciso di conferirgli la medaglia Blaise Pascal per il suo personale contributo alla scienza e alla tecnologia e la promozione dell’eccellenza nella ricerca e nella formazione. Balzani, professore al dipartimento Chimica dell’Università di Bologna, è il terzo italiano e il primo studioso bolognese a ricevere la medaglia, da quando nel 2003 venne istituita.

Sarà premiato, insieme ad altri cinque scienziati stranieri, nel corso di una cerimonia ufficiale che si terrà domani, 6 novembre, a Bologna, a margine dell’assemblea generale dell’ Eas. La giornata, aperta da un saluto, tra gli altri, del nuovo rettore Ivano Dionigi, vedrà anche l’assegnazione di una speciale medaglia Leonardo da Vinci in onore del premio Nobel Rita Levi Montalcini.

La medaglia a Balzani è un “riconoscimento del suo notevole lavoro per introdurre principi innovativi nella progettazione, costruzione e studio di macchine e dispositivi molecolari, nell’ambito dell’approccio bottom-up alla nanotecnologia. L’aspetto originale di questa ricerca è l’idea che il concetto di dispositivi macroscopici possa essere esteso a livello molecolare, e che sia possibile progettare sistemi supramolecolari capaci di svolgere specifiche funzioni grazie a stimoli esterni di energia, in particolare solare”.

Vincenzo Balzani, nato in provincia di Forlì-Cesena, 73 anni, da quasi un cinquantennio attivo nell’Alma Mater, è uno dei ricercatori di punta della comunità scientifica bolognese. Nel 2004 la prestigiosa rivista scientifica Science lo consacrava come inventore, insieme ad Alberto Credi e Serena Silvi, sempre dell’ ateneo di Bologna, della nano-macchina più forte del mondo: un ascensore molecolare capace di sollevare un peso 3mila miliardi di volte superiore al proprio.

Qualche anno più tardi fu la volta di Sunny, il motore molecolare ad energia solare più veloce del mondo, in grado di superare i 60mila giri al minuto, migliorando di oltre un milione di volte le prestazioni dei suoi predecessori, senza neanche produrre residui di scarico. Nessuno conosce esattamente le ricadute future di queste creazioni. Forse le nano-macchine artificiali potranno essere assemblate per ottenere effetti a livello macroscopico, o tornare utili, solo per fare un esempio, nel trasporto di farmaci attraverso membrane cellulari. Di sicuro sono un primo tentativo dell’uomo di imitare la grande varietà di macchine molecolari presenti in natura con ruoli chiave in molti processi.

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