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Estrarre uranio dall'acqua di mare

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Gli esperti stimano che gli oceani contengono miliardi di tonnellate di uranio che potrebbe essere utilizzato in centrali nucleari. Finora, tuttavia, si è rivelato troppo difficile da estrarre. Recentemente però una ricerca statunitense pubblicata dalla rivista Chemical Science, descrive una nuova classe di molecole capace di estrarre il minerale dagli oceani.

Il ligando a cui stanno lavorando i ricercatori dello Scripps research institute di La Jolla, in California, ha mostrato nelle prove di laboratorio una grande affinità per l’uranio, che riesce a “incapsulare” e poi rilasciare. La speranza è che la ricerca porterà a modi economici di estrarre uranio dagli oceani.

Infatti, negli oceani ci sono solo 0,003 parti per milione di questo minerale, ma se si riuscisse ad estrarlo costituirebbe una fonte pressoché infinita, stimata in 4,5 miliardi di tonnellate: “Questa quantità – ha spiegato uno degli autori della ricerca, Orion Berryman – è mille volte superiore a quella che si trova sulla terraferma”.

In pratica una scorta illimitata. La ricerca appare sulla rivista Science Chemisty ed è stata pubblicata dalla Royal Society of Chemistry.

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