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Definite dall'UE le tecniche per l'analisi chimica e il monitoraggio delle acque

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Per garantire la qualità e la comparabilità dei risultati analitici ottenuti dai laboratori, l’UE definisce le tecniche specifiche per l’analisi chimica e il monitoraggio dello stato delle acque. Pubblicata sulla Gazzetta ufficiale europea di sabato, la direttiva della Commissione Ue fissa i criteri minimi di efficienza per i metodi di analisi per monitorare lo stato delle acque, dei sedimenti e del biota e le regole per comprovare la qualità dei risultati delle analisi. Gli Stati membri dovranno conformarsi alle nuove regole entro due anni (mettendo in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie) dall’entrata in vigore della direttiva (il 21 agosto).

Dunque i laboratori incaricati dalle autorità nazionali competenti di effettuare il monitoraggio chimico delle acque, dovranno rispettate le norme tecniche sui requisiti generali per la competenza dei laboratori di prova e di taratura (en iso/iec-17025), perché, tali norme tecniche stabiliscono adeguati standard internazionali per la convalida dei metodi di analisi utilizzati.

I laboratori dovranno dimostrare la propria competenza partecipando a programmi di prove valutative (proficiency tests) riconosciuti a livello nazionale o internazionale e avvalendosi della documentazione di riferimento disponibile.

Inoltre, per essere convalidati, i metodi di analisi impiegati dai laboratori (ai fini dei programmi di monitoraggio chimico dello stato delle acque) dovranno rispettare alcuni criteri minimi di efficienza (ma nel caso non vi siano metodi che rispettino i criteri minimi di efficienza, il monitoraggio dovrà essere svolto sulla base delle migliori tecniche che non comportino costi eccessivi) comprese norme relative all’incertezza delle misure e al limite di quantificazione dei metodi per il quale l’Ue fornisce la definizione.

Proprio per garantire la comparabilità dei risultati del monitoraggio chimico il limite di quantificazione il legislatore europeo lo definisce come «un multiplo dichiarato del limite di rivelabilità a una concentrazione dell’analita che può ragionevolmente essere determinata con accettabile accuratezza e precisione. Il limite di quantificazione può essere calcolato servendosi di una norma o di un campione adeguati e può essere ottenuto dal punto di calibrazione più basso sulla curva di calibrazione, ad esclusione del bianco».

E dunque, il calcolo dei valori medi dovrà tenere conto dei risultati delle misure che si trovano al di sotto del limite di quantificazione dei metodi di analisi. La normativa europea, dunque, va a completare la direttiva quadro 2000/60/CE che prevede le disposizioni per la protezione e la conservazione delle acque sotterranee. Nel 2006 un’altra direttiva ha aggiunto i criteri comuni a tutti gli Stati membri della comunità per la valutazione del buono stato chimico dei corpi idrici e ha fornito indicazioni per “l’inversione delle tendenze all’aumento dell’inquinamento”. (Una direttiva quella del 2006 recepita in ritardo dall’Italia).

Del resto le acque sono una fondamentale risorsa naturale. Il deterioramento e l’inquinamento chimico (dato anche dall’utilizzo di fitosanitari in agricoltura) può deteriorare gli ecosistemi acquatici, ma può anche “minacciare” l’utilizzo delle acque per l’approvvigionamento di acqua destinata al consumo umano.

Fonte: Greenreport.it

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