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Bioplastiche: l’industria italiana cresce del 10%

I dati dell'indagine presentata da Assobioplastiche certificano un settore in movimento: fatturato a +10%, dipendenti che aumentano del 5,5%

Marco Versari, presidente di Assobioplastiche, durante il convegno di presentazione dell'indagine (C) Assobioplastiche
Marco Versari, presidente di Assobioplastiche, durante il convegno di presentazione dell'indagine (C) Assobioplastiche
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Incrementi a due cifre per l’industria italiana delle bioplastiche nel 2016: uno studio del settore, effettuato da Plastic Consult – società indipendente che dal 1979 svolge studi e analisi di mercato nel settore delle materie plastiche -, è stato presentato oggi a Roma nell’ambito dell’incontro “Verso la low carbon society: le opportunità offerte dall’industria delle bioplastiche” promosso da Assobioplastiche alla presenza del Ministro dell’Ambiente,Gian Luca Galletti.

Con circa 210 aziende attive (+5%) – suddivisi in produttori di chimica e intermedi di base (4), produttori di granuli (16), operatori di prima trasformazione (128), operatori di seconda trasformazione (60), -, 2.000 addetti dedicati (+5,5%) per 54.500 tonnellate di manufatti prodotti (+25%) e un fatturato di 475 milioni di euro (+10%), la filiera nel 2015 ha registrato l’ingresso di nuovi 31 operatori sul mercato della prima trasformazione e, viceversa, l’uscita di 20 operatori della seconda trasformazione (diventati aziende di prima trasformazione).

Relativamente ai settori applicativi, delle 54.500 tonnellate di polimeri lavorati, il 73% è stato destinato alla produzione degli shopper monouso per la spesa, il 17% ai sacchi per la raccolta della frazione organica e il restante 18% suddiviso tra manufatti per l’agricoltura, la ristorazione, il packaging alimentare e l’igiene della persona.

La crescita del 10% (dal 65% del 2013 al 73% del 2015) della quota di mercato degli shopper compostabili monouso, in particolare, riflette chiaramente la mancata applicazione delle sanzioni amministrative – introdotte il 21 agosto 2014 – che secondo le intenzioni del legislatore devono colpire chi non ottempera agli obblighi della legge 28/2012 sulla produzione e commercializzazione delle buste per la spesa.
Non solo. Dallo studio Plastic Consult emerge un altro dato di tendenza molto preoccupante che vede nei primi mesi del 2016 una frenata del mercato e un ritorno massiccio al PE, a conferma di un rispetto della legge sempre più evanescente.

Secondo Marco Versari, presidente di Assobioplastiche “I dati 2016 dimostrano in modo inequivocabile il potenziale di crescita dell’industria delle bioplastiche che con l’agricoltura a monte e l’industria del compostaggio a valle costituisce un vero e proprio sistema economico in grado di innescare processi di rinascita economica e di sviluppo densi di opportunità. E’ inaccettabile che queste capacità vengano compromesse dallo stato di diffusa illegalità intorno alla legge 28/2012”.

In base ad una recente indagine di Legambiente, oltre la metà dei sacchetti in circolazione è illegale: un volume di circa 40 mila tonnellate di plastica con una perdita per la filiera delle bioplastiche pari a 160 milioni di euro, 30 milioni di euro di evasione fiscale, 50 milioni di euro di aggravio dei costi di smaltimento dei rifiuti e ingenti danni all’ambiente e al mare.

“Siamo stati pionieri quando abbiamo iniziato a sviluppare un’industria che coniugasse innovazione a benefici per l’ambiente, crescita occupazionale a circolarità delle risorse, ha proseguito Versari. Oggi siamo pronti a competere nei mercati globali e a cogliere le opportunità che stanno sorgendo dall’implementazione delle politiche finalizzate a decarbonizzazione l’economia ma affinché i nostri investimenti e i nostri sacrifici non vadano perduti abbiamo bisogno che il Paese ci segua, sconfiggendo l’illegalità”.

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