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Chimica: la ripresa è ancora lenta

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L’effetto della crisi sulla chimica mondiale non si è ancora esaurito. L’attività chimica è in ripresa da alcuni trimestri, ma le turbolenze finanziarie degli ultimi mesi stanno rallentando la crescita introducendo numerose criticità. In Italia, nel 2010, previsto un incremento medio del 6-7% che lascerebbe i livelli del settore di oltre il 10% inferiori a quelli precedenti alla crisi.  E’ quanto emerge dalla nota congiunturale di Federchimica.

In Italia, nel primo trimestre 2010, la produzione ha mostrato un significativo recupero (+15%) rispetto al punto di minima toccato nello stesso periodo dello scorso anno, che aveva visto anche l’arresto di alcuni impianti. In uno scenario di rallentamento nella restante parte dell’anno, la produzione chimica nel nostro Paese dovrebbe chiudere il 2010 con un incremento medio del 6-7% che lascerebbe i livelli di oltre il 10% inferiori a quelli pre-crisi. Le prospettive di crescita per il 2011 saranno vincolate dalla diffusa necessità di intervenire sui bilanci pubblici attraverso manovre restrittive

Rispetto all’industria manifatturiera nel suo complesso, tuttavia, la chimica ha senz’altro un andamento più favorevole e mostra una buona capacità di catturare la domanda mondiale. Sempre nel primo trimestre dell’anno in corso, l’export è cresciuto del 29% a fronte di un incremento medio del 9% del settore industriale, beneficiando, nei mesi in corso e in prospettiva, della vivacità dei paesi emergenti, del diffondersi della ripresa anche ai partner commerciali tradizionali e dell’indebolimento dell’euro.

L’attuale fase di ripresa presenta tuttavia numerose criticità in quanto i livelli produttivi rimangono ancora del 13% inferiori a quelli pre-crisi e il sotto-utilizzo della capacità produttiva prosegue ormai da oltre 2 anni. Gli stimoli provengono essenzialmente dai mercati esteri a fronte di una domanda interna finale ancora debole e, in prospettiva, non più sostenuta dalla necessità di normalizzare i magazzini di materie prime.

I comparti della chimica legati all’edilizia e al mobile non vedono chiari segnali di inversione, quelli connessi all’auto risentiranno del mancato rinnovo degli incentivi, quelli destinati ai consumi soffriranno la dinamica negativa dell’occupazione e dei redditi. Non rientrano, anzi spesso si aggravano, i ritardati pagamenti e i rischi di insolvenza della clientela.

Sulla filiera chimica si stanno, inoltre, scaricando forti aumenti dei costi delle materie prime a fronte di prezzi di vendita vincolati dal te-nore debole della domanda interna. In particolare il prezzo della virgin naphta, materia prima fondamen-tale della petrolchimica, ha già su-perato i livelli del 2007 ed è ormai prossimo al picco pre-crisi a causa  della vivace domanda nei Paesi emergenti e dell’indebolimento dell’euro.

In uno scenario di rallentamento nella restante parte dell’anno, la produzione chimica in Italia dovrebbe chiudere il 2010 con un incremento medio del 6-7% che lascerebbe i livelli di oltre il 10% inferiori a quelli pre-crisi. Le prospettive di crescita per il 2011 saranno vincolate dalla diffusa necessità di intervenire sui bilanci pubblici attraverso manovre restrittive. Il contesto di mercato rimarrà dunque fortemente competitivo e la ripresa agirà in modo selettivo sulle imprese chimiche a seconda dei mercati geografici di destinazione, dei settori clienti, del posizionamento dei prodotti.

L’attività chimica è  in ripresa da alcuni trimestri in tutto il mondo. Ma la crescita è  a macchia di leopardo ed è rallentata dalle turbolenze finanziarie. Ciò che differenzia le aree è essenzialmente il divario dai livelli pre-crisi. Nei Paesi emergenti è già stato colmato (America Latina: +0.8%) o superato (Asia: +9.4%, Africa e Medio Oriente: +15.2%). Nei Paesi avanzati rimane ancora rilevante (Nord America: -8.5%, Europa: 6.0%).

Nella seconda parte dell’anno, il ritmo di crescita della chimica mondiale sarà più moderato: va esaurendosi la fase di ricostituzione delle scorte da parte dei clienti industriali; i Governi di alcuni Paesi emergenti – in primis Cina e Brasile – sono intervenuti per evitare il surriscaldamento dell’economia. In Europa la crisi greca è tornata ad alimentare un clima diffuso di incertezza e impone ai Paesi interventi di rigore fiscale. 

Federchimica

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