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Biotecnologie in Italia, un’eccellenza da tutelare

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Il settore delle biotecnologie in Italia coinvolge 422 imprese, per un valore di fatturato che va oltre i 7 miliardi di euro e un investimento complessivo in Ricerca e sviluppo che raggiunge il miliardo e mezzo. Si tratta di un’eccellenza dell’innovazione made in Italy, che però dopo diversi anni di crescita sostenuta vive adesso una fase di evidente difficoltà, causata in particolare dall’assenza di provvedimenti per sostenere la R&S e tutelare i prodotti innovativi. A lanciare l’allarme è Assobiotec, l’associazione aderente a Confindustria che, insieme a Ey, ha presentato il Rapporto “Biotecnologie in Italia 2014” all’interno di BioEurope Spring, evento di riferimento per l’industria biotech mondiale svoltosi a Torino dal 10 al 12 marzo 2014.

“Manca ancora un credito di imposta adeguato sulle spese in R&S e troppi sono i crediti per finanziamenti di ricerca che le nostre imprese hanno nei confronti della Pubblica amministrazione”, ha dichiarato Alessandro Sidoli, presidente di Assobiotec. “Una situazione che sta mettendo a repentaglio la loro stessa sopravvivenza, in un contesto economico-finanziario già complesso e difficile. E mentre noi siamo in questa situazione stagnante, gli altri Paesi più avanzati hanno da tempo sviluppato piani strategici a medio-lungo periodo, con investimenti significativi e misure di supporto al settore”.

Sono i dati a evidenziare alcuni segnali allarmanti, a partire dalla riduzione del numero complessivo di aziende (-1,8% nel 2013 rispetto al 2012), degli addetti in R&S (-1,5%) e dal fatturato stabile (0% 2013 rispetto al 2012). Anche gli investimenti in R&S, che hanno sempre rappresentato un valore aggiunto sia in termini quantitativi, poiché superano di molto il 30% delle vendite o dei costi operativi, che qualitativi, per i risultati ottenuti dalla ricerca, vedono tuttavia penalizzate le “pure biotech italiane” che hanno lievemente ridotto il proprio contributo (-1,1% nel 2013 rispetto al 2012), nonostante la crescita complessiva (+1% nel 2013 rispetto al 2012). “È ora necessario e indispensabile sostenere in maniera concreta ed efficace lo sviluppo del settore biotech in Italia”, ha dichiarato Antonio Irione, Life Sciences Leader di Ey. “Il confronto tra il contributo economico in termini di fatturato del settore biotech (rimasto costante) con quello del settore industriale nazionale (-5,2% nel 2013 rispetto al 2012) evidenzia l’urgenza di intervenire con misure efficaci per sostenere il settore”.

Nonostante il quadro pessimista, anche il 2013 ha avuto significative conferme dell’eccellenza industriale biotecnologica italiana. Sidoli cita i casi di Gentium, Okairos ed Eos, tre imprese italiane acquisite da gruppi farmaceutici stranieri. “Un dato che se da un lato ci gratifica”, continua, “dall’altro ci deve far riflettere sul futuro che il nostro Paese è in grado di riservare all’innovazione e al suo sviluppo industriale per garantire crescita competitiva dell’economia e generazione di nuovi posti di lavoro”.

Il convegno è stata l’occasione per avanzare al premier Matteo Renzi tre proposte concrete per favorire la crescita e la competitività delle imprese del settore: introdurre meccanismi di credito di imposta per le spese in R&S certi, selettivi e stabili nel tempo, con aliquote adeguate per la ricerca in house; detassare o ridurre gli utili derivanti dalla cessione di diritti di proprietà intellettuale; riconoscere alle imprese del settore lo status di “Impresa innovativa”, favorendo quelle che maggiormente investono e creano innovazione.

Infine, Assobiotec si è resa disponibile a realizzare entro la fine del 2014, nell’ambito della presidenza italiana dell’Ue, un “Piano strategico nazionale per la bioeconomia”: “Le biotecnologie sono un settore di fondamentale importanza per assicurare crescita economica, occupazione qualificata, qualità della vita e benessere per il nostro Paese. Essendo un settore anti-ciclico che interessa innumerevoli aree di applicazione”, conclude Sidoli, “il biotech fornisce un modello industriale di sviluppo competitivo e sostenibile su cui puntare con forza”.

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