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Batteri ingegnerizzati per controllare la maturazione della frutta

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Controllare la maturazione della frutta attraverso un sistema di batteri ingegnerizzati. È questa l’idea di alcuni studenti del Cibio, il Centro per la biologia integrata dell’Università di Trento, che hanno messo a punto “B. fruity”, un sistema che può rallentare o accelerare il processo di maturazione nel passaggio dal campo al consumatore.

“B. fruity” si basa sull’utilizzo di un batterio che viene ingegnerizzato per produrre due molecole volatili, l’etilene e il metil-salicilato, che rispettivamente accelerano o rallentano il processo di maturazione della frutta. Grazie all’inserimento di un circuito genetico nel batterio, il controllo della produzione dell’una o dell’altra molecola avviene in seguito all’esposizione alla luce o al buio.

Con il progetto “B. fruity” gli studenti si sono qualificati per la finale mondiale di Boston della competizione internazionale di biologia sintetica iGEM (International genetically engineered machines competition), lanciata 10 anni fa dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) per promuovere le idee e le capacità dei giovani impegnati nel mondo della biologia sintetica e dell’ingegneria genetica.

La notizia del successo trentino è arrivata da Lione (Francia), dove si è svolta la selezione europea delle squadre iGEM e l’Ateneo trentino è stato l’unico italiano a superare la selezione insieme a pochi team di alcune delle migliori università europee. Su un totale di 60 gruppi partecipanti, sono passati in 22, di cui 11 nella categoria “undergraduate”, alla quale appartengono gli studenti di Trento.

La squadra dell’Ateneo trentino è formata da Bruno Aor, Fabio Digiacomo, Gabriele

Girelli, Caterina Marchioretti, Michele Pedrotti, Thomas Perli, Emil Tonon e Viola Valentini, studenti del corso di laurea in Scienze e tecnologie biomolecolari o del corso di laurea magistrale in Biotecnologie cellulari e molecolari. Il gruppo può contare sulla supervisione e l’appoggio dei docenti del Cibio: Cristina Del Bianco, Sheref Mansy, Olivier Jousson, insieme a Paola Torre (Cibio) e Damiano Avi (Dipartimento di Fisica).

 

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