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Assegnato il Nobel per la medicina

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Per lo studio sui telomeri, tre ricercatori statunitensi, Elizabeth H. Blackburn, Carol W. Greider e Jack W. Szostak hanno vinto il Premio Nobel 2009.
È la chiave dell’invecchiamento il tema della scoperta. Nel 1985 gli scienziati hanno, infatti, scoperto la funzione dei telomeri, le strutture che proteggono le estremità dei cromosomi, e soprattutto dell’enzima telomerasi.

I telomeri sono stati portati all’attenzione del grande pubblico proprio da quando si è incominciato ad associarli al processo d’invecchiamento. Si tratta infatti, secondo gli scienziati, di veri e propri orologi biologici: ogni volta che una cellula si divide la loro lunghezza si riduce progressivamente fino a quando non riescono più a esplicare la loro funzione protettiva nei confronti dei cromosomi. Le cellule quindi non si dividono più, invecchiano e muoiono.

La telomerasi può scongiurare questo destino sintetizzando sempre nuove sequenze telomeriche. Purtroppo nelle cellule somatiche l’attività telomerasica tende a scomparire e questo sembra provocare il fenomeno dell’accorciamento delle estremità dei cromosomi che sembra correlato all’invecchiamento.

Ma alcune cellule dette “immortali” possiedono questo enzima, la telomerasi, come le cellule germinali. In altri casi questo enzima può riattivarsi e dare luogo ai tumori.

Per il genetista Edoardo Boncinelli dell’università Vita e salute-San Raffaele di Milano si tratta di “un insegnamento per l’Italia: è stata premiata una scoperta resa possibile dalla ricerca di base e che soltanto adesso, dopo quasi 30 anni, sta portando ad applicazioni importanti nella ricerca sui tumori”.

“È opportuno sottolineare l’importanza della ricerca fondamentale in un Paese che guarda solo alle applicazioni», osserva Boncinelli. La scoperta è stata fatta inizialmente su protozoi, «organismi che in Italia non studia nessuno, perchè siamo miopi”. È importante inoltre il fatto che le due donne premiate, Elizabeth H. Blackburn e Carol W. Greider, sono legate dal fatto che l’una è stata l’insegnante dell’altra: “significa che può esserci una genealogia di Nobel, ma soltanto se si può lavorare con serenità e con i necessari finanziamenti”.

Ma chi sono i tre ricercatori?

Elizabeth H. Blackburn è cittadina australiana e statunitense. È nata nel 1948 in Australia, a Hobart (Tasmania), ha studiato nell’università di Melbourne e ha proseguito gli studi di dottorato nel 1975 in Gran Bretagna, a Cambridge. In seguito si è trasferita negli Stati Uniti, nell’università di Yale e poi nell’università della California a Berkeley. Dal 1990 insegna Biologia e Fisiologia nell’università della California e San Francisco.

Carol W. Greider è cittadina americana ed è nata nel 1961 in California, a San Diego, California. Ha studiato nell’università della California a Santa Barbara e poi in quella di Berkeley. Qui ha concluso il dottorato nel 1987, con Elizabeth H. Blackburn come supervisore. In seguito ha lavorato nel dipartimento di Biologia molecolare e genetica del Laboratorio di Cold Spring Harbor Laboratory e dal 1997 è nell’università Johns Hopkins di Baltimora.

Jack W. Szostak, cittadino americano, è nato nel 1952 in Gran Bretagna, a Londra, ed è cresciuto in Canada. Qui ha studiato nell’università di Montreal e quindi si è trasferito negli Usa, nella Cornell University e poi nell’università di Harvard. Attualmente insegna Genetica nel Massachusetts General Hospital di Boston e fa parte dell’Istituto Howard Hughes per la ricerca biomedica.

I tre ricercatori statunitensi si divideranno un premio di dieci milioni di corone svedesi (980.000 euro circa); e saranno insigniti, come i restanti prescelti nelle varie categorie dell’edizione di quest’anno, il 10 dicembre, nella cerimonia che ogni anno si svolge in occasione della morte del suo fondatore, Alfred Nobel.

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