Ancora scoperte scientifiche fatte all'estero da italiani: i migliori continuano ad andare via | Chimici.info

Ancora scoperte scientifiche fatte all'estero da italiani: i migliori continuano ad andare via

wpid-3217_00.jpg
image_pdf

L’importante scoperta scientifica del gene-anticancro non è targata made in Italy perché Antonio Iavarone e Anna Lasorella, per non essere più vittime del nepotismo baronale, si sono trasferiti negli Stati Uniti, alla Columbia University di New York. Continua l’emorragia dei cervelli. Ne perdiamo migliaia l’anno, ne “importiamo” poche unità.

Dopo una formazione di altissimo livello, dopo anni di lavoro e di risultati, negli enti e nelle università anche i talenti migliori rimangono “in stallo”, pochi soldi e condizioni di lavoro tali da impedire la piena realizzazione della loro creatività e potenzialità scientifica. Vorrebbero produrre nuova cultura, scienza, tecnologia, prodotti, servizi, benessere, in una parola, progresso, ma nelle aule universitarie e nei laboratori li maltrattiamo. Le lobby accademiche impongono logiche nepotistiche, negando il merito. Un grande patrimonio di intelligenze non viene valorizzato.

«C’è voluta molta miopia per non capire quanto valessero Iavarone e Lasorella», dice Franco Cuccurullo, presidente del Comitato nazionale di valutazione della ricerca. L’Italia può essere solo orgogliosa di avere dato alla comunità scientifica questi due studiosi, che ha irrimediabilmente perduto. Ma non è finita qui. Da un mese l’Italia ha perduto anche un’altra ricercatrice, Rita Clementi, la precaria che ha «scoperto i geni del linfoma». «Vado via con rabbia, con la sensazione che la mia abnegazione e la mia dedizione non siano servite a nulla», ha detto la Clementi in polemica con il sistema «anti-meritocratico» del nostro Paese.

Ora è a Boston. E da pochi giorni lavora in un importante Centro medico. Laurea in medicina, due specializzazioni, anni di contratti a termine (borse di studio, co.co.co, consulenze, contratti a progetto, l’ultimo presso l’Istituto di genetica dell’Università di Pavia), a 47 anni non ce l’ha fatta più. Se ne è andata con i suoi tre figli. «Scappo. Qui la ricerca è malata», ha scritto al presidente Napolitano.

Perché continuiamo a perdere i migliori? Il governo pensa di tamponare le falle? «Il problema non è economico ma organizzativo e culturale – afferma il ministro Mariastella Gelmini. Se tanti giovani in gamba sono a spasso o all’estero non dipende dal fatto che sono mancati i soldi, ma dal fatto che le priorità del sistema, lasciato a se stesso, sono altre». Come usciremo dal tunnel? La Gelmini è pronta per una manovra: «Sempre di più gli stanziamenti saranno legati ai risultati delle università. Basta fondi a pioggia. Dopo la Finanziaria dell’anno scorso, 550 milioni, il 7% dei fondi, è stato distribuito sulla base di criteri meritocratici, dall’anno prossimo la quota salirà al 20-30%».

Un sistema per stringere i bulloni e far capire agli enti e alle università che se non funzioneranno, se disperderanno i talenti e dissiperanno le risorse i problemi cadranno sulle loro teste. «Chi lavora nella ricerca quotidianamente si scontra con l’inefficienza, la burocrazia, le logiche clientelari, il lavoro malpagato, la mancanza di autonomia e la cronica indifferenza del sistema economico-produttivo – afferma Francesco Mauriello, presidente dell’Adi, l’Associazione nazionale dottori e dottorandi – I meccanismi frenano i loro progetti. Il caso Iavarone e Lasorella è l’ennesima dimostrazione che il sistema impedisce di esprimere le potenzialità dei migliori, che non hanno sbocchi di carriera.

Ma c’è anche il problema della scarsità dei fondi». Che la ricerca sia maltrattata lo dicono i numeri in discesa. I finanziamenti per la ricerca di base nel 2001 erano 125 milioni di euro, nel 2008 erano diventati 96. Ma come vengono scelti i progetti scientifici da finanziare? «Si scopre che i criteri di selezione – continua Mauriello – hanno molte contraddizioni e scarsa trasparenza, con il risultato che spesso i più promettenti restano senza soldi… A ciò si aggiunge che chi giudica delle volte non ha sufficiente competenza».

«Einstein è un patrimonio dell’umanità, non importa che sia nato a Ulm, un paesino della Germania, e abbia fatto le sue ricerche a Princeton negli Stati Uniti. L’importante è che la scoperta ci sia», Franco Cuccurullo, rettore dell’Università di Chieti e presidente del Civr, il Comitato nazionale di valutazione, invita ad attenuare l’amarezza per la perdita dei due nomi prestigiosi, gli scopritori del gene anti-cancro. Però ribadisce che è stata «miopia lasciarsi sfuggire due persone di tale caratura, anche perché Iavarone e Lasorella erano ampiamente noti alla comunità scientifica e si sapeva quanto valessero». «Per quello che mi riguarda – sostiene ancora Cuccurullo – avrei fatto di tutto per averli nella mia università». Ma come siamo arrivati a tanto? «Anche per la scarsità dei finanziamenti e delle tecnologie».

Fonte: Il Messaggero

 

Copyright © - Riproduzione riservata
Ancora scoperte scientifiche fatte all'estero da italiani: i migliori continuano ad andare via Chimici.info