I neutrini sono più veloci della luce di 60 nanosecondi: è questa la conclusione dell’esperimento Opera, che ha suscitato l’incredulità e l’interesse di tutto il mondo scientifico. L’équipe internazionale di fisici ha studiato l’oscillazione del neutrino così com’era stata prevista da Pontecorvo negli anni 50 ed effettivamente nel percorso tra il CERN e il Gran Sasso i neutrini sono arrivati 60 nanosecondi prima della luce, che viaggiando nel vuoto ci ha impiegato 2,4 millesimi di secondo. Vari studi simili sono stati compiuti e continuano ad essere compiuti in Nord America e in Giappone. Lo scorso anno il Fermi National Laboratory, Stati Uniti, ha eseguito il MINOS, altro esperimento che ha dato un esito che confermava quello odierno. Ma, appunto, l’incredulità era stata più forte.
Il portavoce di Opera è Antonio Ereditato, direttore del Laboratorio di alte energie all’Albert Einstein Center for Fundamental Physics dell’Università di Berna, il quale conferma i dati, ma sa di dover essere estremamente prudente riguardo ad un assunto che rivoluziona la teoria della relatività.
Roberto Petronzio, presidente dell’INFN, afferma invece che innanzitutto la comunità scientifica mondiale deve verificare e confermare i dati forniti. In seguito sarà necessario verificare se si tratta di una proprietà dei neutrini o se la stessa è presente in altre particelle di massa, e quindi è una proprietà intrinseca dello spazio-tempo.
Potrebbe trattarsi, però, anche di una violazione locale dell’invarianza di Lorentz, in tal caso la relatività sarà ristretta in determinate condizioni, nella misura in cui la stessa teoria della relatività è un’estensione della teoria gravitazionale di newton.
La comunità fisica italiana, in attesa dei nuovi schiaccianti risultati, intanto non esclude l’ipotesi di trovarsi in nuova stagione di scoperte straordinarie.
C.C.