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La protesta dei docenti di chimica

Le riforme chieste dai docenti, d'accordo con il Consiglio Nazionale dei Chimici

Community news - 27 ottobre 2011

In una lettera aperta inviata al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Istruzione e a tutti i parlamentari, le principali organizzazioni che associano i docenti di chimica ribadiscono la loro posizione sull’insegnamento della chimica nella scuola secondaria superiore.

Nella lettera i firmatari della lettera affermano che “la diminuzione del numero delle ore di insegnamento della Chimica o addirittura la scomparsa della stessa dai corsi di studio in alcune tipologie di istituti superiori o ancora l’affidamento degli incarichi a laureati non chimici, porteranno ad una incrinazione della formazione scientifica degli studenti italiani”.

Perciò, prosegue il documento, “nel rispetto dei ruoli invitiamo a volere riconsiderare la politica scolastica italiana, fermando quella deriva di conoscenza chimica e scientifica in generale”.

Nella lettera è presentata una “proposta minimale”, condivisa anche dal Consiglio Nazionale dei Chimici, che chiede che nei nuovi licei (scientifico tradizionale, scienze applicate e classico) l’insegnamento di Scienze naturali venga scisso in due distinti insegnamenti: “Scienze naturali (Chimica)”, da affidare ai soli docenti chimici (2° e 4° anno, classe A013-futura A-34), e “Scienze naturali (Scienze della Terra e Biologia)” da affidare a docenti naturalisti e biologi (1°, 3°e 5° anno, classe A060-futura A-50).

Per gli Istituti Tecnici e Professionali si chiede che tutti gli insegnamenti con contenuti a carattere chimico siano affidati solo ai docenti laureati in discipline chimiche e in particolare che negli Istituti Tecnici Tecnologici, indirizzo ‘Chimica, Materiali e Biotecnologie’, articolazione ‘biotecnologie ambientali’, limitatamente al solo 5° anno, l’insegnamento “biologia, microbiologia e tecniche di controllo ambientale”, venga assegnato ai soli docenti della classe A013-futura A-34, “gli unici a possedere le competenze chimico fisiche ed impiantistiche previste sia dal profilo in uscita dei diplomati che dai contenuti della disciplina previsti per il 5° anno di tale insegnamento”.

La controproposta delle organizzazioni dei chimici, rispetto alla politica scolastica italiana, non è comunque rigida: “Molte sono le soluzioni possibili”, scrivono, “e pertanto chiediamo che si istituisca un tavolo specifico di confronto tra chi è chiamato a legiferare ed i soggetti interessati a vario titolo al mantenimento ed implementazione della cultura scientifica che vede nella ricerca la sua massima espressione”.

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