Formalmente le prime reazioni ufficiali degli Ordini professionali al governo Monti sono di generale soddisfazione. «Un governo tecnico saprà sicuramente dialogare con noi tecnici», confida Marina Calderone, presidente del Comitato unitario delle professioni, al Corriere della Sera. Tuttavia, al di là della fiducia di facciata, fra i rappresentanti di avvocati, notai, commercialisti, consulenti del lavoro e via dicendo serpeggia molta preoccupazione per quelle che saranno le prime mosse del neopremier.
Basta fare due chiacchiere off the record con chi negli Ordini ci lavora per avvertire il timore di un’imminente rivoluzione.
Il fatto è che la legge di stabilità, ultimo provvedimento approvato dal precedente governo Berlusconi, mette nelle mani del nuovo presidente del consiglio una specie di delega in bianco per riformare le professioni: entro dodici mesi deve essere approvata per decreto presidenziale la nuova disciplina sulle attività intellettuali. Con questo strumento legislativo, un regolamento e non una legge ordinaria, la capacita di fare lobbying sul parlamento da parte dei singoli Ordini risulta praticamente azzerata.
E senza poter influenzare questo o quel parlamentare, alle corporazioni non resta che rimettersi alle decisioni di Monti e del suo sottosegretario, Antonio Catricalà. Ovvero ai voleri di una delle coppie più filo-liberalizzazioni della politica e dell’economia italiana: il professore bocconiano ha sempre combattuto monopoli e restrizioni del mercato concorrenziale, sia nella sua attività accademica che in quella all’Unione europea; il giurista invece negli ultimi sei anni è stato presidente dell’Antitrust, da dove ha condotto una imperterrita battaglia contro corporazioni e mercati regolamentati.
Insomma, il peggio possibile per i professionisti italiani. Del resto, lo stesso Monti ha messo liberalizzazioni e meritocrazia fra i punti cardine della sua agenda. «Occorre anche rimuovere gli ostacoli strutturali alla crescita, affrontando resistenze e chiusure corporative – ha detto al senato giovedì pomeriggio – In tal senso, è necessario un disegno organico volto a stimolare la concorrenza, con particolare riferimento al riordino della disciplina delle professioni regolamentate, anche dando attuazione a quanto previsto nella legge di stabilità in materia di tariffe minime».
Il riferimento alla legge di stabilità non è casuale, visto che è nel solco di quel provvedimento che si muoverà la vis riformatrice del nuovo esecutivo.
A parte la già citata delega in bianco, nell’ex Finanziaria ci sono altre due norme che parecchi mal di pancia hanno provocato fra avvocati e architetti. La prima riguarda la possibilità di fare società fra professionisti, in cui il socio di capitale può anche avere la maggioranza assoluta.
Cosa fortemente osteggiata dal presidente del consiglio nazionale dei commercialisti, Claudio Siciliotti, secondo cui è impensabile che chi non è iscritto all’ordine possa condurre una società di professionisti.
La seconda è la definitiva abolizione delle tariffe minime, una delle norme più famose delle lenzuolate di Bersani del 2006. Anche in questo caso, la Calderone s’è lamentata, paventando «un abbassamento della qualità dei servizi offerti». Ma il peggio per le professioni-casta ancora deve venire.
Tratto da Europaquotidiano del 19 novembre 2011 a firma di Gianni Del Vecchio
28 novembre 2011 alle 00:01:23
Navigator ha perfettamente ragione. Gli Ordini si sono arroccati in una difesa assurda e fuori dal tempo. Io credo che sostanzialmente hanno difeso la "loro" casta, casta misera per carità, quella dei consiglieri e dei presidenti. Soprattutto quella del CNA che tanto misera non è. Sono dieci anni ormai che si parla di liberalizzazione degli ordini, e avere fatto come se niente fosse è colpa gravissima. Per me l'ideale sarebbe che gli ordini restassero solo per la tenuta dell'albo e per il resto ci si incamminasse verso un sistema anglo sassone di tipo associativo. Gli ordini non vanno d'accordo con i grandi numeri che caratterizzano la nostra professione, non possono funzionare. E poi si deve prendere atto della oggettiva diversità di interessi tra gli architetti liberi professionisti e i dipendenti.
rbarba
23 novembre 2011 alle 13:32:01
Personalmente credo che le argomentazioni su servizi e concorrenza siano del tutto pretestuose.
Il vero interesse del nuovo governo sia quello di unificare all'INPS le casse previdenziali degli ordini.
Il resto è fuffa.
pino52
22 novembre 2011 alle 23:42:30
Gli Ordini professionali per anni sono corsi dietro ai minimi tariffari e allo scontro sulle competenze con gli altri tecnici, hanno invece trascurato l'aspetto fondamentale della professione tecnica, cioè la valorizzazione sociale della qualità dei servizi di ingegneria.
Alla fine ci troviamo senza lavoro e senza tutele.
minis
22 novembre 2011 alle 12:16:24
Come si fa a parlare di professioni casta quando almeno nell'ambito della progettazione architettonica i minimi tariffari non sono mai stati applicati, almeno per le opere comuni che sono la maggioranza dei casi. Nella professione di ingegnere e architetto tutti possono fare tutto, il geometra fare progettazione strutturale (anche se comunque limitata dalle ultime sentenze e comunque progettazione architettonica), ing. elettronico calcolo strutturale, il fisico può fare certificazioni energetica. E tutte queste prerogative sono date anche a periti edili e industriali. I professori possono fare progettazione, magari a prezzi stracciati, visto che hanno già uno stipendio pubblico. Tutti possono fare tutto e si parla di casta, di lobbi. Quello che sarebbe necessario per lo sviluppo non è certo la possibilità di far fare tutto a tutti, introducendo politiche industriali su professioni che sono tutt'altro. Nelle professioni intellettuali deve essere sempre raggiunto l'optimum e non in funzione del prezzo, non è pensabile di avere lavori di qualità minore perchè pagati meno, come per una macchina che essendo di prezzo minore avrà prestazioni più basse di quella di classe superiore; se faccio un calcolo strutturale deve essere garantita la sicurezza della costruzione indipendentemente dal prezzo pagato e non una sicurezza minore per un prezzo minore. Altra cosa che non si capisce per quali motivi tutte le classi di lavoratori devono avere un minimo sindacale obbligatorio mentre q