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La chimica rivendica il suo ruolo per la sostenibilità

«I chimici sono i soli ad essere abilitati a fare analisi chimiche ma il nostro contributo è importante in moltissimi altri settori»

No comment - 18 maggio 2009

Hanno voluto presentarsi alla stampa i chimici della Toscana, rimarcando l'importanza del loro ruolo e le prospettive di una professione poco conosciuta (anche se abbiamo la presunzione di ritenere che i lettori di greenreport rappresentino un pò una mosca bianca in tal senso). «I chimici sono i soli ad essere abilitati a fare analisi chimiche - introduce Lario Agati presidente dell'ordine in Toscana - ma il nostro contributo è importante in moltissimi altri settori».

In effetti partendo dalla considerazione che tutto ciò che ci circonda è chimica o è anche chimica (da ciò che mangiamo, ai processi all'interno del nostro corpo, agli indumenti, ai cosmetici, ai processi che si svolgono in natura...), il ruolo di questi professionisti nel settore pubblico e privato e di indubbio rilievo. Pensiamo poi al ruolo che i chimici hanno nell'industria e nei processi produttivi, in alcuni casi in quella stessa industria, che anche per sue degenerazioni, produce impatti sul territorio. Ma la normativa sempre più cogente sui temi ambientali imposta anche dall'Europa apre nuovi sbocchi alla figura del chimico come consulente di piccole, medie e grandi imprese, artigianali ed industriali.

Un esempio è rappresentato dalla normativa Reach (Registration, evaluation, authorization of chemicals) che impone una approfondita istruttoria del rischio per la salute umana e per l'ambiente per ottenere l'autorizzazione all'uso di nuovi prodotti e/o composti chimici «e che impone di riorganizzare o riprogettare i processi industriali. E i chimici sono le persone più adatte a farlo» affermano dal direttivo dell'Ordine. Noi diciamo in sinergia con altre professioni, sinergia che spesso è venuta a mancare nel mondo delle professioni per troppa autoreferenzialità e nessuno penso si possa chiamare fuori da responsabilità.

Il ruolo dei chimici già oggi è di rilievo nelle piccole e medie imprese che hanno bisogno di queste figure come nel settore pubblico «su 80 dirigenti Arpat, l'Agenzia ambientale di controllo - aggiunge Agati - 75 sono chimici» e questo, nessuno ce ne voglia, non sappiamo se è un proprio un dato positivo: forse una maggiore omogeneità tra le competenze sarebbe più opportuna. Non è possibile prescindere dalle conoscenze acquisite nel percorso formativo dei chimici per la tutela ambientale, nella bonifica dei siti contaminati, nel settore dello smaltimento dei rifiuti, nella corretta gestione dei termovalorizzatori (ad esempio nella fase di controllo delle emissioni), e a tal proposito il presidente Agati ha voluto fare una precisazione «al di là dell'importante recupero di energia, noi siamo favorevoli alla termovalorizzazione. Oggi la tecnologia consente margini ampi di sicurezza nei processi e le emissioni sono insignificanti, ma occorre trasparenza e una gestione pubblica la sola che può attuare l'interesse generale. La stessa cosa la penso per gli acquedotti».

Secondo l'Ordine dei chimici, se questa professione è poco conosciuta e addirittura non vista di buon occhio, è dovuto in parte alla stampa (pressoché assente anche oggi) e in parte alle carenze del settore formativo «la chimica dovrebbe essere insegnata fin dalle elementari» afferma un membro del direttivo. Questa è sicuramente una verità anche se il settore della formazione in Italia specialmente in ambito scientifico è lacunoso un pò per tutte le professioni. Eppure le Università si stanno muovendo come informano alcuni docenti universitari di Pisa e Firenze «stiamo cercando di collegare il mondo dell'alta formazione a quello del lavoro e nei nostri atenei gli iscritti a chimica sono stazionari ormai da molti anni» anche se non si tratta di grandi numeri. «Sul piano nazionale 87% dei nostri laureati dopo circa un anno e mezzo trova lavoro» aggiunge Armando Zingales presidente del consiglio nazionale dei Chimici intervenuto alla conferenza stampa.

Sicuramente questa professione può giocare un ruolo importante nella pratica della sostenibilità ambientale che inizia proprio nell'innovazione di processo e prodotto in molti settori produttivi (industria, agricoltura...) che in passato ed ancora oggi rappresentano un pericolo per gli ecosistemi. Inoltre, come più volte abbiamo ricordato, in questo modo è possibile dare forza a quell'economia ecologica che può essere il volano per uscire dalla crisi e per non rientrarci a breve.

di:  Federico Gasperini - Greenreport.it del 14 maggio 2009

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