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La chimica ai vertici della qualita' italiana

L'ultimo Rapporto Piq (Prodotto interno di qualita') vede il settore chimico primo in classifica con una quota del 57,8%

chimica - 22 dicembre 2011

Complessivamente, la quota del valore aggiunto dell’economia italiana che può essere considerata di qualità si attesta al 46,9%, pari a 441.869 milioni di euro, e tra i vari settori primeggia la chimica, in testa alla classifica con il 57,8%, sorpassando i domini tipici del made in Italy come il tessile e l'alimentare.

La stima è di Unioncamere e Symbola, che hanno presentato il Rapporto Piq 2010, realizzato in partnership con Eni e Istituto Tagliacarne. Il Prodotto interno di qualità è l’indicatore economico nato proprio per cercare di dare una misura economica alla qualità, apparentemente intangibile.

Il risultato significativamente maggiore della media raggiunto dal settore chimico è “un valore che – dicono dall’Istituto Tagliacarne - era più che lecito attendersi, vista l’intensa attività di ricerca e di innovazione cui le imprese attive nel  comparto devono sottostare per competere sui mercati.

Il Piq è calcolato utilizzando una serie di indicatori inseriti in uno schema input-process-output (ipo) che corrisponde alla filiera produttiva. Il modello permette di valutare le interdipendenze tra i vari settori sulla base del fatto che la qualità dei beni e servizi prodotti da un settore si inserisce, sotto forma di input, nelle produzioni di altri settori.

Gli indicatori tenuti in considerazione sono suddivisi in due macro-aree: fattore lavoro, all’interno del quale ci sono le seguenti sotto-aree - formazione, competenze, abilità, imprenditoria giovanile, pari opportunità lavorative tra uomini e donne - fattore capitale-tecnologia – composto da elementi come sicurezza e salute, processi ideativi e produttivi, spesa per l’innovazione, efficienza energetica, gestione di rifiuti, riduzione inquinanti -.

Dai risultati di questo ranking, emerge che la chimica ha un contributo medio-alto nella fase di input e process, mentre nella fase finale di output il suo contributo diventa alto. Pertanto, sul totale del sistema economico italiano, la fetta corrispondente alla chimica risulta essere pari all’8,5% circa, essendo un settore di minori dimensioni rispetto ad altri.

O.O.

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